
I macrofagi associati al tumore alleati inattesi per la rigenerazione del sistema nervoso
Una ricerca coordinata dalle Università di Verona e Milano, con il coinvolgimento di numerosi centri di eccellenza italiani e internazionali, ha identificato un ruolo inedito dei macrofagi associati al tumore (Tumor-Associated Macrophages, TAM), evidenziandone un potenziale rilevante nello stimolare la crescita dei nervi e la riparazione del midollo spinale. Lo studio, finanziato da fondi PNRR nell’ambito del progetto Mnesys, dal progetto europeo Hermes e da associazioni di pazienti, si distingue per l’approccio multidisciplinare e traslazionale.
I macrofagi sono cellule sentinella con un ruolo chiave nel sistema immunitario per la difesa dell’organismo. Nel microambiente tumorale, tuttavia, può accadere che vengano “rieducati” per contribuire alla crescita e all’invasività del cancro. Proprio studiando questo lato oscuro dei TAM i ricercatori hanno scoperto un aspetto finora sconosciuto: la loro capacità di promuovere direttamente la crescita e la maturazione dei neuroni.
Analizzando dati di trascrittomica a singola cellula provenienti da otto diversi tipi di tumore, sia umani sia murini, i ricercatori hanno individuato nei TAM un profilo genetico fortemente neurogenico, capace di promuovere crescita e maturazione neuronale. Tra i mediatori molecolari principali è stata identificata SPP1, coinvolta nei processi di innervazione. In modelli murini di sarcoma, i TAM favoriscono l’infiltrazione delle fibre nervose all’interno della massa tumorale, associandosi a una maggiore aggressività e alla formazione di metastasi. Questo meccanismo contribuisce a spiegare il comportamento invasivo di alcuni tumori solidi.
Ribaltando il contesto patologico, gli stessi macrofagi sono stati testati in modelli sperimentali di lesione completa del midollo spinale, mostrando effetti benefici sul recupero funzionale. La somministrazione ripetuta dei TAM ha migliorato la sopravvivenza neuronale, stimolato la ricrescita assonale, ridotto la spasticità e favorito il recupero motorio. Inoltre, i TAM hanno modulato l’ambiente lesionale, promuovendo angiogenesi, riducendo l’infiammazione cronica e frammentando la cisti fibrotica che ostacola la rigenerazione del tessuto nervoso.
L’identificazione dei meccanismi d’azione dei TAM apre due prospettive complementari: lo sviluppo di strategie per limitare l’innervazione pro-tumorale e l’utilizzo di queste cellule come candidati terapeutici per la rigenerazione nervosa. In questa direzione si colloca la nascita della spinoff HEMERA, finalizzata alla traslazione clinica dei risultati e alla valutazione dell’efficacia dei TAM nella cura delle lesioni midollari, con possibili estensioni ad altre patologie neurologiche come ictus e traumi cerebrali.


