
Alzheimer, Il danno telomerico persistente come meccanismo causale nella neurodegenerazione
Una nuova ricerca pubblicata su *The EMBO Journal* apre scenari inediti nella comprensione dei meccanismi biologici alla base della malattia di Alzheimer, individuando nel danno persistente ai telomeri un possibile fattore causale della neurodegenerazione. Lo studio è stato coordinato da Fabrizio d’Adda di Fagagna, ricercatore di IFOM-ETS (Istituto AIRC di Oncologia Molecolare) e dell’Istituto di Genetica Molecolare del CNR, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia e l’Università di Firenze.
Attraverso modelli murini di Alzheimer, i ricercatori hanno osservato che il cervello accumula danno telomerico in grado di innescare una risposta cellulare di allarme. Nei neuroni, questa risposta non si risolve nel tempo, come avviene in altri contesti, ma diventa cronica e contribuisce ad accelerare la degenerazione neuronale.
La ricerca si inserisce nel programma “Age-It – Ageing Well in an Ageing Society”, il grande partenariato finanziato dal PNRR dedicato allo studio dell’invecchiamento della popolazione attraverso un approccio interdisciplinare. L’obiettivo è individuare soluzioni biomediche, tecnologiche e di policy in grado di promuovere una longevità in salute e una società inclusiva per tutte le età. Spiega d’Adda di Fagagna:
l’invecchiamento è il principale fattore di rischio per molte patologie, tra cui il cancro, le malattie cardiovascolari e quelle neurodegenerative. Da anni studiamo il legame tra invecchiamento e cancro. In questo lavoro abbiamo esteso l’analisi alla malattia di Alzheimer, che condivide con l’invecchiamento l’accumulo di danno al DNA.”
Secondo i risultati dello studio, il danno persistente ai telomeri – le regioni terminali dei cromosomi – non rappresenta solo un marcatore dell’età biologica, ma svolge un ruolo causale nello sviluppo della patologia neurodegenerativa.
L’aspetto più rilevante dello studio riguarda però le prospettive terapeutiche. Intervenendo sperimentalmente sulla risposta al danno telomerico, i ricercatori sono riusciti a migliorarne la regolazione, aumentando la sopravvivenza dei neuroni e attenuando alcune delle alterazioni molecolari tipiche dell’Alzheimer.
“Il danno telomerico rappresenta il tallone d’Achille del nostro DNA – conclude d’Adda di Fagagna – agire in modo mirato su questo meccanismo potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche per rallentare la progressione della malattia di Alzheimer.”


