
Sclerosi multipla, il consumo di pesce potrebbe rallentare la progressione della disabilità?
Diversi studi hanno associato un maggiore consumo di pesce con una riduzione della gravità della sclerosi multipla (SM), ma le prove longitudinali sull’impatto del consumo di pesce sulla progressione della disabilità associata a SM erano scarse e controverse (1).
Un recente studio cino-svedese del Karolinska Institutet di Stoccolma e dell’Università di Pechino (2) su 2.719 pazienti SM, che avevano un’età media di 38 anni all’epoca della diagnosi e che sono stati seguiti per almeno 15 anni, ha valutato gli effetti della dieta e del consumo di pesce: i risultati suggeriscono la potenziale importanza delle abitudini alimentari nella gestione di questa malattia.
Un maggior consumo di pesce si è, infatti, associato a un ridotto rischio di progressione della disabilità, verosimilmente riconducibile alle proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive dei nutrienti presenti nel pesce.
I risultati sottolineano il ruolo della dieta, in particolare del consumo di pesce, come fattore modificabile potenzialmente in grado di integrare le strategie terapeutiche attualmente esistenti, evidenziando la necessità di ulteriori ricerche per convalidare questi risultati e indagare i meccanismi biologici sottostanti.
Riduzione del rischio di progressione della SM associata al consumo di pesce
Con un maggior consumo generale di pesce (pesce magro e pesce azzurro combinati) cala il rischio di progressione della disabilità dai livelli 3 e 4 dell’EDSS (3), così come il suo peggioramento valutato tramite scala CDW (4). Allo stesso modo, chi ha aumentato il consumo di pesce dopo la diagnosi di SM ne ha tratto beneficio con una riduzione del rischio compresa fra il 20% e il 59% e con una riduzione di peggioramento consumo-dipendente della disabilità a cinque anni dalla diagnosi.
Risultati che non sono cambiati anche dopo aver considerato altri fattori confondenti come attività fisica, peso, fumo, consumo di alcol ed esposizione al sole.
L’ipotesi sugli effetti della taurina
Dato che era già noto come gli acidi grassi omega-3 presenti nel pesce azzurro avessero effetti benefici sul SNC e sui disturbi neurologici come la SM (5), osservare gli stessi benefici anche con il consumo di pesce magro ha suggerito ai ricercatori che anche altri fattori potessero svolgere un ruolo neuroprotettivo significativo e l’attenzione è ricaduta sulla taurina, un aminoacido presente in abbondanza nel pesce e nei frutti di mare. Maggiormente concentrata nei prodotti ittici piuttosto che negli animali terrestri, è pressoché assente nelle farine vegetali.
L’origine della taurina è principalmente la dieta, anche se può essere sintetizzata a livello epatico. Nota anche come acido amino-etan-solfonico, nell’organismo è prodotta dal catabolismo ossidativo della cisteina o dall’ossidazione dell’ipotaurina. Le sue concentrazioni maggiori si riscontrano a livello encefalico, retinico, cardiaco e piastrinico. Entra nella costituzione degli acidi biliari come acido taurocolico e taurodesossicolico.
È l’aminoacido libero più abbondante nel cervello e l’apporto alimentare è importante per le diverse funzioni cellulari che svolge come, azioni citoprotettive attraverso effetti antiossidanti e antinfiammatori, che la rendono un potenziale agente neuroprotettivo e neurotrasmettitoriale ad azione inibitoria. Ricopre un ruolo indispensabile nello sviluppo del cervello, della retina e del rene, nei quali il transito è facilitato dalla TauT (trasportatore della Tau), una proteina della famiglia dei trasportatori di importanti neurotrasmettitori come la noradrenalina, la serotonina, l’acido γ-amino- butirrico.
Pressocché in contemporanea allo studio da cui siamo partiti ne è uscito un altro della Iowa University su Npj Biofilms and Microbiomes secondo cui chi soffre di SM ha una disbiosi orale con un microbiota che, fra l’altro presenta una ridotta concentrazione di ipotaurina (6), precursore della taurina. Ciò potrebbe aprire un’altra strada per l’identificazione di un potenziale biomarcatore SM facilmente accessibile per migliorare la gestione della malattia
Bibliografia
https://doi.org/10.1212/NXI.0000000000000717
https://jnnp.bmj.com/content/96/9/893
https://doi.org/10.1212/WNL.33.11.1444
https://2024.sci-hub.se/8160/33dae5a64a1df37619fe63db9a83d40d/carotenuto2020.pdf
https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/07315724.2002.10719248
https://doi.org/10.1038/s41522-025-00787-7


