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Crisi epilettiche in cluster. I dati in real world avvalorano il ruolo di brivaracetam anche in pazienti fragili

Brivaracetam (BRV) è un farmaco di recente introduzione nel trattamento dell’epilessia, la cui efficacia e tollerabilità come terapia aggiuntiva in pazienti con epilessia a esordio focale sono già state valutate nell’ambito dello studio italiano in real world BRIVAFIRST (BRIVAracetam add-on First Italian netwoRk STudy), nato dalla collaborazione di sei network macroregionali.

A fronte della creazione di un network nazionale coordinato dal Dott. Giuseppe D’Orsi e dal Prof. Stefano Meletti, all’ultimo congresso LICE-Lega italiana contro l’epilessia (8-10 giugno, Padova) durante il simposio promosso da UCB sono stati presentati i dati preliminari circa le potenzialità di impiego di brivaracetam in un contesto di urgenza, e più nello specifico nelle crisi epilettiche in cluster. Queste crisi dovrebbero essere gestite in modo appropriato al fine di arrivare a una diagnosi tempestiva, e attuare un trattamento il più precocemente possibile per evitare che i cluster evolvano verso una situazione di “estrema emergenza” qual è lo stato epilettico. Per raggiungere questo obiettivo da una parte vi è la necessità di un percorso assistenziale e di presa in carico del paziente all’interno di strutture ospedaliere che si avvalgano della collaborazione di un team multidisciplinare, e dall’altra parte, come ha sottolineato al simposio il Dott. Giuseppe D’Orsi, direttore dell’UOC Neurologia dell’IRCCS Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG), “vi è la necessità di avere a disposizione un farmaco, preferibilmente a somministrazione endovenosa che possa dare una rapida protezione nei confronti di questi cluster evitandone l’evoluzione come purtroppo spesso succede”. Per le sue peculiari caratteristiche farmacodinamiche e farmacocinetiche, brivaracetam potrebbe rappresentare un’opzione razionale in questo ambito: il suo profilo di lipofilia/idrofilia (che peraltro lo rende molto più simile a una benzodiazepina che a un altro farmaco anticrisi) ne facilita il passaggio attraverso la barriera ematoencefalica, e fa sì che dopo somministrazione possa arrivare rapidamente al suo sito d’azione rappresentato dalla proteina 2A della vescicola sinaptica.

Nella nostra rete – ha spiegato il dott. D’Orsi – e nel nostro studio in cui abbiamo utilizzato il farmaco nel cluster è stato confermato che una volta effettuata una diagnosi rapida e precisa e somministrando il farmaco in maniera altrettanto rapida si raggiunge un controllo dei cluster ma anche un miglioramento nell’evoluzione proprio verso lo stato epilettico”.

Un valore aggiunto del trattamento con brivaracetam è rappresentato dal profilo di sicurezza che apre alla possibilità di impiego in alcune particolari classi di pazienti fragili. Rispetto alle benzodiazepine, che rappresentano lo standard of care in questo ambito, il trattamento con brivaracetam non è gravato da effetti di alterazione/depressione del respiro, il che lo rende adatto per esempio nei pazienti anziani. Al riguardo il Prof. Stefano Meletti, direttore UOC Neurologia e struttura semplice dipartimentale di neurofisiologia clinica, della Clinica universitaria di Modena, ha sottolineato che tale effetto collaterale “non è mai stato osservato né nella nostra esperienza di real world né in altre casistiche riportate da altri autori”. Non solo, anche quando somministrato in pazienti con problematiche respiratorie legate a infezione da Covid-19, non sono stati osservati effetti collaterali sulla funzionalità respiratoria. La rapidità di efficacia nell’ambito di una buona tollerabilità è stata riscontrata anche in pazienti ricoverati in Stroke Unit e con maggiore probabilità di presentare comorbidità cardiache.

Dalle esperienze finora ottenute, emerge dunque che rapidità di azione e sicurezza fanno sì che brivaracetam possa rappresentare un’arma in più a disposizione dello specialista epilettologo quando si confronta con pazienti – con storia nota di epilessia o con epilessia di nuova diagnosi – affetti da cluster.

In collaborazione con UCB

aggiornato il 08/11/2022 da Alessandro Visca

Anastassia Zahova

Giornalista medico scientifico