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I livelli di neurofilamenti come biomarcatori di SLA

I livelli di neurofilamento a catena leggera (NfL) nel siero e nel liquido cerebrospinale (CSF), nonché i livelli liquorali di neurofilamento a catena pesante (NfH) sono biomarcatori efficaci nella diagnosi differenziale dei pazienti con sclerosi laterale amiotrofica (SLA). È quanto emerso da uno studio pubblicato sul “Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry” da Steffen Halbgebauer, dell’Università di Ulm, in Germania, e colleghi.

Gli studi condotti in passato hanno mostrato che, rispetto ad altre malattie neurodegenerative, i livelli sierici e liquorali di NfL e NfH sono elevati nei pazienti con SLA.

Per valutare il potenziale diagnostico differenziale dei biomarcatori di neurofilamenti nel CSF e nel siero per la SLA, Halbgebauer e colleghi hanno cercato di misurare questi biomarcatori in diversi gruppi di pazienti, compresi quelli con SLA e altre malattie neurologiche.

I campioni di CSF e siero sono stati raccolti da pazienti con SLA (N=75); senza SLA ma con una precedente malattia in diagnosi differenziale con la SLA (N=60); degenerazione lobare frontotemporale (FTLD; N=33); malattia di Alzheimer (AD; N=20); malattia di Parkinson (PD; N=18), malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD; N=11); controlli senza malattie neurodegenerative (N=77).

Dai dati è emerso che l’NfL e l’NfH nel CSF e nel siero erano più elevati nei pazienti con SLA rispetto ai controlli e agli individui non affetti da SLA (p <0,0001). Più nello specifico, il gruppo SLA aveva livelli significativamente più elevati di NfL nel CSF rispetto al gruppo PD (p =0,03); di NfH nel CSF rispetto al gruppo FTLD (p =0,0001) e al gruppo AD (p =0,004); di NfL nel siero rispetto al gruppo AD (p <0,0001) e al gruppo FTLD (p =0,04); di NfH nel siero rispetto al gruppo FTLD (p =0,0008) e al gruppo AD (p =0,03).

Ultimo aggiornamento il 5 Ottobre 2021 di Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

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