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Sclerosi Multipla, un punteggio per valutare la risposta al trattamento

Validato sui dati di trattamento con glatiramer acetato e IFN-beta1a

Un punteggio basato su una combinazione di età, sesso, ricadute nell’anno precedente, durata della malattia e punteggio sulla Expanded Disability Status Scale (EDSS) potrebbe aiutare a determinare quali pazienti con sclerosi multipla trarrebbero beneficio dal glatiramer acetato e quali dall’interferone beta-1 (IFN-beta 1a). È questa la conclusione di uno studio pubblicato su “Neurology” da Francesca Bovis, dell’Università di Genova, e colleghi di una collaborazione internazionale.

Gli autori hanno incrociato i risultati di efficacia delle immunoterapie intramuscolari IFN-beta 1a e glatiramer acetato nella sclerosi multipla con i profili dei pazienti, analizzando i dati provenienti da due insiemi di dati indipendenti: lo studio randomizzato CombiRx e una coorte osservazionale del registro MSbase. I dati sono stati utilizzati per produrre e convalidare un punteggio di risposta al trattamento. L’outcome principale dello studio era il tasso di ricaduta annualizzato (ARR) di glatiramer acetato (GA) rispetto a IFN-beta1a a tre anni.

Le variabili considerate includevano l’età, il sesso, la quantità di ricadute nell’anno precedente l’inizio del trattamento, la durata della malattia e l’EDSS. Il punteggio di risposta al trattamento è stato poi applicato all’MSBase per la validazione.

I dati erano disponibili per 503 pazienti inserite nei bracci di trattamento con IFN-beta1a e GA.

Stando ai risultati, Il rapporto di ARR complessivo di GA rispetto a IFN beta-1a nel trial CombiRx è stato di 0,72. Il punteggio ha rilevato una risposta differenziale ai due farmaci: i pazienti con il maggior beneficio da GA vs. IFNbeta-1a (quartile con punteggio più basso) hanno avuto un rapporto ARR di 0,40; quelli nei due quartili medi di 0,90; quelli nel quartile superiore di 1,14. Il risultato è stato convalidato su MSbase, con i corrispondenti rapporti ARR di 0,58, 0,92 e 1,29.

I ricercatori sottolineano che il punteggio è stato sviluppato e convalidato solo per IFN-beta1a intramuscolare alla dose di 30 μg e non è quindi facilmente generalizzabile. Nonostante questa limitazione, concludono che la metodologia potrebbe essere applicata a tutti i confronti tra le terapie attualmente disponibili e potrebbe essere utile anche per cercare di definire i profili dei drug responder.

Ultimo aggiornamento il 22 Dicembre 2020 di Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

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