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Il problema delle diagnosi scorrette nella sclerosi multipla

Sono circa un quinto del totale secondo uno studio americano

Gli specialisti di sclerosi multipla si trovano spesso a visitare pazienti con una diagnosi malposta di questa patologia: il fenomeno ha ricadute importanti in termini di terapie non indicate prescritte ai pazienti, nonché di costi economici e sociali.

Marwa Kaisey e coll. del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles hanno cercato di quantificare le diagnosi errate analizzando le cartelle cliniche di 241 pazienti afferiti nell’arco di 20 mesi in due centri accademici di riferimento il Cedar-Sinai e l’Università della California a Los Angeles, considerando in particolare dati demografici, comorbilità, esiti degli esami strumentali o di laboratorio.

I risultati, ottenuti dal confronto con i criteri di McDonald del 2010 sono stati sorprendenti: le diagnosi errate erano il 17% del totale nel primo centro e il 19% nel secondo. Le patologie più comuni scambiate per sclerosi multipla sono state: emicrania (16%), sindrome clinicamente isolata (9%), spondilopatia (7%), neuropatie (7%). Lo studio ha evidenziato come gli errori diagnostici siano stati determinati nella maggior parte dei casi da sindromi cliniche o reperti radiografici atipici e che ben 110 pazienti sui 241 del campione stavano già seguendo una terapia modificante la malattia per la sclerosi multipla.

“La diagnosi scorretta di sclerosi multipla è comune: nella nostra coorte, circa un paziente su cinque ne aveva una che al contempo non soddisfaceva i criteri di McDonald e aveva una più probabile diagnosi alternativa”, scrivono gli autori nell’articolo.

Ultimo aggiornamento il 6 Maggio 2019 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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