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Una prospettiva di trattamento per le apnee notturne

Positivi i risultati di una sperimentazione con la stimolazione del nervo ipoglosso

La stimolazione del nervo ipoglosso è in grado di migliorare la vigilanza diurna e di ridurre l’incidenza e la durata della veglia in pazienti con apnea ostruttiva del sonno. È questo il risultato emerso da uno studio prospettico pubblicato su Neurology da Pierre Philip, dell’Università di Bordeaux, in Francia e colleghi di una collaborazione internazionale che ha coinvolto 10 pazienti con apnea notturna, tutti considerati non collaboranti alla terapia con ventilazione meccanica a pressione positiva continua. I soggetti sono stati tutti valutati mediante test di mantenimento della veglia (MWT) e polisonnografia, al basale e dopo sei mesi di trattamento con stimolazione del nervo ipoglosso.

L’indice di apnea-ipopnea medio è stato ridotto dal valore di preimpianto di 46,7/h ± 12,2/h a 14,5/h ± 8,9/h a sei mesi dopo l’impianto. La latenza media misurata al MWT è migliorata da 25,0 ± 12,8 minuti al basale a 36,8 ± 7,0 minuti dopo sei mesi di trattamento. È stata osservata una riduzione della percentuale del sonno N1, da 11,8 ± 10,6 a 4,2 ± 1,9. Il tempo di veglia dopo l’insorgenza del sonno (WASO) è stato ridotto da 71,4 ± 32,4 minuti a 53,4 ± 13,5 minuti, ma la riduzione non era significativa. Le latenze di MWT a sei mesi, inoltre, erano negativamente correlate all’intensità della stimolazione (r = -0,63). L’intensità della stimolazione, infine, era correlata positivamente al WASO (r = 0,76).

Secondo le conclusioni dei ricercatori, la stimolazione del nervo ipoglosso ha migliorato il livello obiettivo di vigilanza diurna e modificato l’architettura del sonno notturno.

 

Ultimo aggiornamento il 11 Dicembre 2018 di Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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