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Parkinson_fatica

L’allele APOE ε4 come modulatore precoce del fenotipo del Parkinson

Prove sempre più numerose suggeriscono che l’allele APOE ε4, un fattore di rischio genetico per la malattia di Alzheimer (AD), possa influenzare le caratteristiche clinico-patologiche della malattia di Parkinson (PD). Il tema è stato approfondito ora da uno studio trasversale monocentrico condotto presso l’Ospedale Tor Vergata di Roma, arruolando partecipanti con PD di nuova diagnosi, non trattati con farmaci, e controlli sani (HC) di pari età e sesso.

Secondo quanto riferito sulla rivista “Neurology” in un articolo a prima firma di Matteo Conti, la ricerca ha coinvolto 66 pazienti con Parkinson di nuova diagnosi con età media di 63,2 anni, per il 35% donne, di cui 52 non portatori di ε4, non ancora trattati farmacologicamente, confrontati con 55 controlli sani appaiati per età e sesso (età media di 62,0 anni, per il 42% donne).

I partecipanti sono stati stratificati in base alla presenza dell’allele APOE ε4, e successivamente sottoposti a valutazioni cliniche dettagliate, analisi liquorali per i biomarcatori Aβ42 e Aβ40, e registrazioni EEG ad alta densità per l’analisi della connettività funzionale cerebrale.
I risultati indicano che i portatori dell’allele ε4, rispetto ai non portatori, mostrano sin dall’esordio della malattia una maggiore gravità dei sintomi motori, in particolare per quanto riguarda la bradicinesia (16,4 vs. 11,0 nei unteggi della parte III della Scala Unificata di Valutazione della Malattia di Parkinson sponsorizzata dalla Movement Disorder Society; p= 0,02) e nei disturbi dell’andatura (3,46 vs. 1,94 sulla stessa scala; p= 0,003).

A livello biochimico, i portatori dell’APOE ε4 presentano una significativa riduzione del rapporto Aβ42/Aβ40 nel liquido cerebrospinale, un indicatore già ampiamente associato alla fisiopatologia amiloide (0,09 vs. 0,13; p< 0,001).

Le analisi EEG rivelano inoltre anomalie precoci nella connettività funzionale cerebrale: nei portatori di ε4 si osserva una riduzione della connettività in banda alfa e un aumento in banda beta. Tali alterazioni appaiono correlate sia con il grado di compromissione motoria che con lo stato cognitivo e i marcatori liquorali.
Secondo gli autori, questi risultati delineano un quadro coerente con l’ipotesi che l’allele APOE ε4, attraverso un meccanismo di vulnerabilità amiloide precoce, contribuisca alla definizione di un fenotipo specifico di Parkinson, più aggressivo e clinicamente distinguibile sin dalle fasi iniziali. Pur trattandosi di uno studio trasversale condotto in un singolo centro, i dati suggeriscono che APOE ε4 potrebbe rappresentare un utile marcatore per stratificare i pazienti e guidare approcci diagnostici e terapeutici più personalizzati, orientati a una medicina di precisione anche nell’ambito dei disordini del movimento.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico