
Epilessia focale: identificare precocemente la resistenza ai farmaci è possibile
Lo studio Human Epilepsy Project mostra che oltre metà dei pazienti ottiene il controllo delle crisi, ma la resistenza è più probabile in chi ha comorbilità psichiatriche e crisi frequenti alla diagnosi
Una sfida nella gestione dell’epilessia focale è quella di prevedere la risposta terapeutica e la resistenza ai farmaci anticrisi. Sulle pagine di “JAMA Neurology” Sarah Barnard, della Monash University di Melbourne, in Australia, e colleghi, descrivono i risultati dello Human Epilepsy Project, che mostrano la risposta prevista a breve e lungo termine al trattamento con farmaci anti-crisi (ASM) nelle persone affette da epilessia focale utilizzando le definizioni riconosciute dalla Lega Internazionale contro l’Epilessia.
Lo Human Epilepsy Project è uno studio di coorte osservazionale, prospettico condotto in 34 centri terziari per l’epilessia negli Stati Uniti, in Australia e in Europa che ha seguito persone con epilessia focale di nuova diagnosi per un periodo fino a 6 anni tra il 2012 e il 2020. I dati sono stati analizzati dal 2023 al 2024.
I partecipanti con diagnosi confermata ed età compresa tra i 12 e i 60 anni sono stati arruolati entro 4 mesi dall’inizio del trattamento con ASM. Il risultato primario era l’assenza di crisi epilettiche, definita come un periodo senza crisi epilettiche per 12 mesi o 3 volte l’intervallo più lungo senza crisi epilettiche prima del trattamento, a seconda di quale dei due fosse più lungo. La risposta al trattamento è stata classificata come sensibile, ovvero assenza di crisi epilettiche dopo 2 o meno tentativi adeguati con ASM; resistente, ovvero fallimento di 2 o più tentativi adeguati con ASM; o indeterminata (né sensibile né resistente al trattamento).
Tra i 448 partecipanti arruolati, 267 (59,6%) erano di sesso femminile e l’età mediana (IQR) dei partecipanti era di 32 (21-44) anni all’inizio del trattamento. La durata mediana (IQR) del follow-up è stata di 3,13 (2,33-3,55) anni. La maggior parte dei soggetti ha raggiunto l’assenza di crisi epilettiche (59,6%), in gran parte senza recidive (83,5%).
Sono emersi 245 partecipanti sensibili al trattamento (54,7%), 102 non responder (22,8%) e 101 indeterminati (22,5%). Tra i partecipanti sensibili al trattamento, la maggior parte (89,3%) ha risposto alla monoterapia e la metà (49,4%, ovvero il 27% della coorte totale) ha raggiunto la libertà dalle crisi epilettiche durante il trattamento con il primo farmaco impiegato.
Nel primo anno di terapia, 251 partecipanti hanno continuato ad avere crisi epilettiche o hanno registrato un peggioramento delle stesse. Il tempo mediano alla prima assenza di crisi epilettiche è stato di 12,1 mesi (IC al 95%: 9,7-16,1). Ciò si è verificato prima in coloro che non hanno mai avuto recidive (mediana, 2,2 mesi; IC al 95%: 0,8-3,2) rispetto a coloro che hanno avuto recidive (mediana, 7,4 mesi; IC al 95%: 4,0-10,7). I soggetti con crisi epilettiche poco frequenti prima del trattamento erano 0,41 volte più inclini alla resistenza al trattamento rispetto a quelli con crisi epilettiche molto frequenti (rischio relativo [RR], 0,41; IC al 95%, 0,18-0,89; p= 0,03). I partecipanti che hanno riferito di soffrire di disturbi psicologici concomitanti erano 1,78 volte più inclini alla resistenza al trattamento rispetto a quelli che non ne soffrivano (RR, 1,78; IC al 95%, 1,26-2,52; p= 0,001).
Secondo le conclusioni degli autori, nello studio Human Epilepsy Project, la maggior parte delle persone con epilessia focale di nuova diagnosi ha impiegato più di un anno e più di un farmaco antiepilettico per raggiungere la libertà dalle crisi. La resistenza ai farmaci può essere identificata prima nei soggetti con crisi frequenti prima del trattamento, e una storia di comorbilità psichiatriche alla diagnosi di epilessia rappresenta un importante fattore prognostico.


