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Corteccia_cerebrale

Effetti neurostrutturali dell’esposizione prenatale all’insetticida clorpirifos

Il clorpirifos (CPF) è uno degli insetticidi più utilizzati al mondo. Studi preclinici e clinici hanno suggerito che l’esposizione prenatale al CPF è neurotossica, ma i suoi effetti sul cervello umano sono sconosciuti. A colmare questa lacuna di conoscenza arriva ora uno studio pubblicato su JAMA Neurology da Bradley Peterson, dell’Università della California a Los Angeles, e colleghi che ha mostrato come l’esposizione prenatale a CPF è associata a un’alterata differenziazione del tessuto neuronale in materia grigia e bianca corticale e a un aumento della mielinizzazione della capsula interna.

Il risultato emerge da uno studio prospettico longitudinale di coorte in gravidanza condotto in una comunità nel nord di Manhattan e nel sud del Bronx, a New York. Su 727 donne in gravidanza di origine afroamericana o dominicana della coorte comunitaria originale, 512 sono state sottoposte a misurazione dei livelli di CPF al momento del parto. I figli di 6 anni e più sono stati sottoposti a risonanza magnetica (MRI).

Gli autori hanno condotto misurazioni di risonanza magnetica anatomica dello spessore corticale e dei volumi locali di sostanza bianca, degli indici di imaging del tensore di diffusione della microstruttura del tessuto, degli indici di spettroscopia di risonanza magnetica della densità neuronale, misure di arterial spin labeling del flusso sanguigno cerebrale regionale e misure di performance cognitiva. Le ipotesi prespecificate prima della raccolta dei dati includevano anomalie strutturali legate all’esposizione al CPF nelle cortecce frontotemporali, nei gangli della base e nelle vie di interconnessione della materia bianca e una ridotta densità neuronale.

I partecipanti comprendevano 270 giovani (123 maschi e 147 femmine) di età compresa tra 6,0 e 14,7 anni con madri dominicane o afroamericane. Livelli di esposizione prenatale al CPF progressivamente più elevati sono risultati associati in modo significativo nell’infanzia a un progressivo ispessimento delle cortecce frontali, temporali e posteroinferiore; a una riduzione dei volumi di materia bianca nelle stesse regioni; a un’anisotropia frazionaria più elevata e a una diffusività più bassa nella materia bianca della capsula interna; a un flusso sanguigno regionale più basso in tutto il cervello; a indici più bassi di densità neuronale nei tratti profondi della materia bianca e a prestazioni più scarse nei compiti di programmazione motoria (β: -0,27; t261: -4,36; p< 0,001) e programmazione motoria fine (β: −0,30; t261 = −5,0; p< 0,001).

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico