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Sclerosi multipla, i benefici cognitivi del trattamento precoce

Nei pazienti con sclerosi multipla (SM), l’inizio precoce di terapie modificanti la malattia ad alta efficacia (heDMT) ha un impatto benefico sulla velocità di elaborazione cognitiva. Questo effetto, potrebbe rivelarsi particolarmente utile nei soggetti di nuova diagnosi con un elevato carico di lesioni della sostanza bianca, soggetti noti per essere il sottogruppo di pazienti più inclini allo sviluppo di disfunzioni cognitive.

È quanto emerso da un nuovo studio descritto sulle pagine della rivista “Multiple Sclerosis and Related Disorders”, da Andrés Labiano-Fontcuberta, dell’Ospedale universitario “12 ottobre” di Madrid, in Spagna e colleghi, che hanno condotto un’analisi prospettica arruolando 695 pazienti con SM che avevano ricevuto una valutazione della velocità di elaborazione a 12 mesi di follow-up, misurata con il Processing Speed Test (PST).

Complessivamente, 210 dei 695 pazienti valutati avevano ricevuto prima o poi la prescrizione di una heDMT e sono stati classificati in terzili in base alla percentuale di durata della malattia in cui erano stati trattati con questo tipo di farmaci. In base ai terzili e al tempo trascorso dall’inizio della malattia prima di ricevere un heDMT, i pazienti sono stati suddivisi nel gruppo heDMT precoce (N =97) o heDMT ritardato (N =113).
All’analisi multivariabile, ogni anno di ritardo nell’inizio di una DMT è stato associato a una probabilità significativamente maggiore di peggioramento cognitivo a 12 mesi (odds ratio [OR]: 1,0323; IC al 95%: 1,014-1,062; p <0,05). Inoltre, i partecipanti trattati con meDMT avevano un rischio significativamente più elevato di peggioramento cognitivo rispetto ai partecipanti trattati con heDMT precoci (OR: 2,57; IC al 95%: 1,02-6,17).

Ulteriori analisi statistiche nella variazione media aggiustata del punteggio Z della PST rispetto al basale hanno mostrato che tale punteggio era significativamente migliore in coloro che avevano la percentuale più lunga di durata della malattia trattata con heDMT (cioè il terzile più alto), rispetto a coloro che si trovavano nel terzile più basso (differenza di 0,37; IC al 95%: 0,02-0,92; p =0,036) e a coloro che si trovavano nel terzile medio (differenza, 0,39; IC al 95%: 0,06-0,31; p = 0,037).

aggiornato il 22/08/2022 da Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico