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Impatto dell’OSA sulle funzioni cognitive dopo trauma cranico

L’apnea ostruttiva del sonno (OSA) è altamente prevalente durante le fasi acute del recupero dopo trauma cranico (TBI) e, anche nei casi lievi, è correlata a prestazioni cognitive inferiori, in particolare nei domini dell’attenzione/memoria di lavoro e del funzionamento esecutivo. Lo rivelano i risultati di un nuovo studio apparso sulla rivista “Sleep Medicine” a firma di Kayla A. Steward del James A. Haley Veteran’s Hospital a Tampa, in Florida e colleghi.

Gli autori hanno condotto un’analisi secondaria trasversale dei dati di uno studio clinico su 60 partecipanti (età media = 50 ± 18 anni, 72% maschi, 67% bianchi) con TBI da moderata a grave provenienti da cinque ospedali civili di riabilitazione sono stati valutati a un mese dall’infortunio.

I partecipanti sono stati sottoposti a polisonnografia di Livello 1. La gravità dell’OSA è stata classificata come lieve, moderata e grave utilizzando l’indice di apnea-ipopnea (AHI). Sono state esaminate le associazioni tra le metriche OSA dell’ipossiemia (nadir e tempo totale trascorso al di sotto del 90%) e l’AHI con la cognizione. La cognizione è stata valutata con il Brief Test of Adult Cognition by Telephone (BTACT), che comprende sei sottodomini che valutano la memoria verbale, l’attenzione/memoria di lavoro, la velocità di elaborazione, il linguaggio e la funzione esecutiva.

Dall’analisi statistica è emerso che oltre tre quarti di questo campione di TBI acuta (76,7%) è stata diagnosticata l’OSA (nessuna OSA n = 14; OSA lieve n = 19; OSA moderata/grave n = 27). Dopo l’aggiustamento per età, sesso e istruzione, i soggetti con OSA presentavano velocità di elaborazione, memoria di lavoro e funzionamento esecutivo peggiori rispetto a quelli senza OSA. Rispetto a quelli con OSA moderata/severa, quelli con OSA lieve avevano una memoria di lavoro e una funzione esecutiva peggiori.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico