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Giornata mondiale del Parkinson: al centro diagnosi precoce e nuove terapie

Diagnosi precoce e terapia mirata: sono questi i due pilastri dell’approccio al Parkinson, secondo quanto dichiarato dalla Società italiana di Neurologia (SIN) in occasione della giornata mondiale dedicata alla malattia. È ben noto infatti che l’esordio dei primi sintomi motori tipici del Parkinson, come la bradicinesia e il tremore a riposo, avviene quando la malattia è ormai in fase avanzata, cioè una volta che la degenerazione interessa il 60% circa delle cellule dopaminergiche del cervello.

Una diagnosi precoce però è possibile: è sufficiente prestare attenzione ad alcune manifestazioni cliniche non specifiche, e in particolare i sintomi non motori, come l’iposmia o l’anosmia, la depressione, il dolore articolare e soprattutto il disturbo comportamentale durante il sonno REM (RBD), considerato attualmente uno dei fattori predittivi più importanti per questa malattia. Si stima infatti che circa il 60% dei soggetti che ne soffrono sviluppino la malattia entro 10-12 anni.

Sempre nelle fasi iniziali di malattia, si può dimostrare la presenza di accumuli di alfa-sinucleina, che possono essere dosati anche nei liquidi biologici come la saliva, contribuendo, insieme alla tomografia computerizzata a emissione di fotoni (SPECT) alla definizione della diagnosi, che rimane essenzialmente clinica.

Alfredo Berardelli, professore ordinario di Neurologia presso La Sapienza Università di Roma e presidente della SIN, ha dichiarato:

Iniziare il trattamento in una fase precoce di malattia o meglio ancora nella fase pre-sintomatica è importante sia per controllare i sintomi sia per rallentare l’evoluzione della malattia stessa. In queste fasi, infatti, i farmaci dopaminergici o farmaci neuroprotettivi, attualmente in studio, potrebbero davvero modificarne il decorso”.

Sempre in tema di terapie, le nuove opzioni sono rappresentate dagli ultrasuoni focalizzati sotto guida della risonanza magnetica, nonché della stimolazione cerebrale profonda, efficace soprattutto nei soggetti più giovani.

aggiornato il 20/04/2022 da Pierpaolo Benini

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico