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Supplementazione Con Lattobacilli, Una Possibile Terapia Per Alzheimer E Parkinson?

Supplementazione con lattobacilli, una possibile terapia per Alzheimer e Parkinson?

Secondo uno studio appena pubblicato su Nutrients dai ricercatori delle università taiwanesi di Taipei, Taichung e Shih Chien, diretti da Hui-Yu Huang, la supplementazione con il probiotico Lactobacillus paracasei PS23 ritarda l’insorgenza di declino cognitivo.

Sono stati impiegati topi SAMP 8 (senescence accelerated mouse), una linea murina modificata geneticamente nel 1981 da un gruppo di ricercatori dell’Università di Kyoto in modo da ottenere un riduzione dell’aspettativa di vita, che nel topo normale è in media di circa 3 anni, con segni di invecchiamento quali precoce perdita e/o sfoltimento dei peli che nei SAMP8 si manifestano già dopo 4-6 mesi di vita, seguiti da compromissione emotiva e mnesica, tipiche della senescenza. Il modello SAMP8 risulta appropriato per la valutazione del declino cognitivo-emotivo età-correlato anche nell’uomo, sottolineando come questi topi presentino i primi segni di decadimento già al 4° mese di vita.

Poichè vari studi indicavano che il probiotico Lactobacillus paracasei PS23 (LPPS23), sia da solo che in associazione ad altri probiotici, è efficace sul sistema nervoso e sul declino cognitico età-correlato i ricercatori taiwanesi hanno effettuato una supplementazione di 12 settimane con LPPS23 dei topi SAMP8 a partire dal 4° mese di vita (16° settimana).

Stando ai risultati ottenuti nel modello murino, la supplementazione nelle prime fasi dell’invecchiamento posticipa il decadimento cognitivo sia dal punto di vista comportamentale, che ematochimico, con aumento delle monoammine cerebrali o del BDNF circolante, risultati che candidano il trattamento fra le potenziali strategie di cura anti-aging, soprattutto per quanto riguarda le manifestazioni ansiose e la compromissione mnesica associate alle prime fasi di declino cognitivo.

Questa che potrebbe diventare una vera e propria nuova linea teapeutica, poco costosa e scevra da effetti collaterali non sembra comunque limitarsi alle demenze: ricercatori dell’Università del Piemonte Orientale di Novara hanno infatti riportato promettenti risultati nella riduzione del profilo proinfiammatorio dei pazienti parkinsoniani utilizzando probiotici a base di Lactobacillus salivarius, plantarum e acidophilus che hanno ridotto la produzione di citokine e di radicali liberi migliorando la condizione clinica dei pazienti.

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