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Interferenti endocrini in gravidanza e aumento del rischio di ADHD

Riscontrata una correlazione tra assunzione del farmaco e disturbo

Esiste una correlazione tra l’esposizione a dietilstilbestrolo durante la gravidanza e l’incremento multigenerazionale del rischio di deficit del neurosviluppo, in particolare di disturbo da deficit di attenzione e iperattività. L’hanno stabilito in uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics, Marianthi-Anna Kioumourtzoglou, della Columbia University Mailman School of Public Health di New York e colleghi, confermando i rischi di un’esposizione a interferenti endocrini durante la gravidanza.

Lo studio di coorte fu sviluppato per la prima volta nel 1989 quando un gruppo di infermiere professionali tra i 25 e i 42 anni di età (n=116.686) iniziò a rispondere a un questionario riguardante stili di vita e fattori di rischio, uso di medicinali e principali disturbi di salute. Le partecipanti, indicate nello studio come generazione F1, erano nate nel periodo in cui il dietilstilbestrolo veniva ancora ampiamente prescritto. Nel 1993, a 2.742 di queste donne fu somministrato un questionario di follow-up riguardante la possibile esposizione a dietilstilbestrolo delle loro madri (generazione F0) per poter infine calcolare una possibile correlazione con la prevalenza di ADHD nei loro bambini (generazione F2).

Dai dati è risultato che un totale di 861 madri (1,8%) nella generazione F0 aveva fatto uso di dietilstilbestrolo. Nella generazione F2, il tasso di ADHD era più elevato nei nipoti di donne che avevano fatto uso del farmaco (7,7% vs 5,2%, rispettivamente; odds ratio = 1,36). Una percentuale di diagnosi di ADHD è stata infine riscontrata nella generazione F2 tra i nipoti di donne che avevano assunto dietilstilbestrolo nel primo trimestre di gravidanza (odds ratio = 1,63).

Ultimo aggiornamento il 11 Dicembre 2018 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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