
NMOSD sieronegativa: una metanalisi rafforza il ruolo dell’immunoterapia di mantenimento precoce
Lo spettro della neuromielite ottica (NMOSD) doppio-negativa, cioè priva di anticorpi anti-aquaporina-4 (AQP4) e anti-MOG, emerge come una malattia severa, caratterizzata da un’elevata tendenza alle ricadute e da un accumulo di disabilità legato agli attacchi. Una revisione sistematica pubblicata su “Neurology” con metanalisi suggerisce che l’avvio precoce di una terapia immunosoppressiva di mantenimento possa ridurre in modo significativo il rischio di recidive, supportando un approccio terapeutico tempestivo in questa popolazione di pazienti.
L’analisi ha incluso 41 studi selezionati tra 1.027 articoli identificati in letteratura e ha preso in esame 671 pazienti con NMOSD doppio-negativa. L’età mediana era di 38,6 anni (intervallo interquartile 32,5-42,85), con un rapporto donne/uomini di 1,5:1 e un follow-up mediano di 44,4 mesi, variabile da 1 a 600 mesi. Nel complesso, il 73,6% dei pazienti ha presentato almeno una ricaduta durante il periodo di osservazione.
La metanalisi ha evidenziato un tasso annualizzato di ricadute (annualized relapse rate, ARR) mediamente più elevato nella NMOSD doppio-negativa rispetto alle forme associate ad anticorpi anti-AQP4 e alla malattia associata ad anticorpi anti-MOG (MOGAD), pur senza raggiungere la significatività statistica. L’ARR medio è risultato pari a 1,08 (IC 95% 0,73-1,43) nella NMOSD doppio-negativa, rispetto a 0,84 (IC 95% 0,45-1,23) nella AQP4-NMOSD e a 0,61 (IC 95% 0,39-0,83) nella MOGAD (p=0,08).
L’immunoterapia è associata a una riduzione significativa del tasso di ricadute
Il dato più rilevante riguarda l’effetto dell’immunoterapia di mantenimento. Nei pazienti con NMOSD doppio-negativa il trattamento si è associato a una riduzione significativa del tasso annualizzato di ricadute, con un rate ratio aggregato pari a 0,19 (IC 95% 0,07-0,49; p=0,001), sebbene in presenza di un’elevata eterogeneità tra gli studi (I²=90%; p<0,0001). L’analisi di metaregressione non ha identificato fattori associati all’entità della riduzione dell’ARR, né differenze attribuibili ai singoli immunosoppressori valutati, inclusi rituximab, azatioprina e micofenolato.
Per quanto riguarda la disabilità, misurata mediante la Expanded Disability Status Scale (EDSS), una riduzione significativa dei punteggi prima e dopo il trattamento di mantenimento è stata osservata soltanto nei pazienti con MOGAD, con una differenza media di -0,93 (IC 95% da -1,67 a -0,19; p=0,02). Nelle forme AQP4-NMOSD e nella NMOSD doppio-negativa, invece, le variazioni dell’EDSS non hanno raggiunto la significatività statistica, rispettivamente con differenze medie di -0,62 (IC 95% da -1,85 a 0,61; p=0,27) e di -0,52 (IC 95% da -1,30 a 0,25; p=0,16).
Nel complesso, gli autori concludono che la NMOSD doppio-negativa rappresenta una patologia eterogenea ma altamente recidivante, nella quale gli attacchi determinano deficit neurologici irreversibili. Alla luce della significativa riduzione del rischio di ricaduta osservata con l’immunoterapia di mantenimento, il trattamento dovrebbe essere preso in considerazione precocemente con l’obiettivo di limitare l’accumulo di disabilità.


