
La dieta MIND potrebbe rallentare l’atrofia cerebrale strutturale
Secondo uno studio pubblicato online il 17 marzo sulla rivista “Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry”, una maggiore aderenza alla dieta MIND (Mediterranean-Dietary Approaches to Stop Hypertension Diet Intervention for Neurodegenerative Delay), che combina elementi della dieta mediterranea e della DASH, è associata a un rallentamento dell’atrofia strutturale cerebrale.
Negli ultimi anni, l’interesse verso interventi nutrizionali mirati alla prevenzione del declino cognitivo e delle malattie neurodegenerative è cresciuto in modo significativo. In questo contesto, la dieta MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay), è stata associata a un minor rischio di demenza e declino cognitivo in studi osservazionali. Tuttavia, le evidenze longitudinali relative ai cambiamenti strutturali cerebrali erano finora limitate.
Lo studio su una coorte di mezza età del Framingham Heart Study
Il presente studio prospettico, condotto su 1647 partecipanti di mezza età e anziani appartenenti alla coorte Offspring del Framingham Heart Study, fornisce nuovi dati rilevanti. L’aderenza alla dieta MIND è stata valutata tramite questionari alimentari validati somministrati in più occasioni (Exam 5, 6 e 7), mentre i parametri di imaging cerebrale sono stati acquisiti longitudinalmente tra il 1999 e il 2019, con una mediana di tre valutazioni per soggetto.
Dopo un follow-up mediano di 12,3 anni, i risultati mostrano un’associazione significativa tra maggiore aderenza alla dieta MIND e una più lenta perdita di volume della sostanza grigia totale. In termini quantitativi, ogni incremento di tre punti nel punteggio MIND è risultato associato a una riduzione del tasso di atrofia pari a 0,279 cm³/anno, corrispondente a un’attenuazione del 20,1% del declino correlato all’età. Questo effetto equivale, in termini clinici, a circa 2,5 anni di “ringiovanimento” cerebrale nel periodo osservato.
Parallelamente, una maggiore aderenza alla dieta è risultata associata a un più lento incremento del volume ventricolare laterale, un noto marker di atrofia cerebrale. In particolare, si osserva una riduzione del tasso di espansione ventricolare pari a 0,071 cm³/anno, con un effetto più marcato a livello del ventricolo laterale sinistro. Tali variazioni corrispondono a un’attenuazione dell’8–9% dell’invecchiamento cerebrale strutturale, equivalente a circa un anno di ritardo nel processo di aging.
In conclusione, questi dati suggeriscono che l’aderenza alla dieta MIND si associa non solo a benefici cognitivi, ma anche a una modulazione favorevole dei processi neurodegenerativi strutturali, in particolare per quanto riguarda la perdita di sostanza grigia e l’espansione ventricolare. Per il neurologo clinico, tali evidenze supportano l’integrazione di strategie nutrizionali nella prevenzione primaria e secondaria del declino cognitivo, pur restando necessario confermare la causalità attraverso studi interventistici randomizzati.


