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PET alzheimer

La PET amiloide come fattore predittivo del rischio di deterioramento cognitivo a lungo termine

Il rischio assoluto di MCI e demenza, nel corso dell’intera vita e a 10 anni, tra gli individui che non presentano deficit cognitivi aumenta con l’aumentare della gravità biologica della malattia di Alzheimer. È quanto emerso da uno studio pubblicato su “Lancet Neurology” da Jack Clifford, della Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti, e colleghi.

Si tratta di uno studio retrospettivo longitudinale di coorte condotto sui dati dei partecipanti allo studio Mayo Clinic Study of Aging, in cui gli autori hanno calcolato il rischio assoluto di deterioramento cognitivo nell’arco della vita e nell’arco di 10 anni nei partecipanti che non presentavano deficit cognitivi e che all’atto dell’arruolamento avevano un’età pari o superiore a 50 anni. Il principale fattore predittivo di interesse era la gravità biologica della malattia di Alzheimer, basata sul valore centiloide della PET amiloide. Anche l’età di inizio, il sesso e lo stato di portatore di APOE ε4 erano predittori. Gli esiti erano il deterioramento cognitivo lieve (MCI), la demenza e la morte.

Tra il 29 novembre 2004 e il 2 dicembre 2024, sono stati inclusi nell’analisi 5158 partecipanti, per il 51% donne, senza deficit cognitivi e 700, per il 44% donne con MCI. Il rischio di MCI e demenza nell’arco della vita è aumentato in modo monotono con l’aumentare del valore centiloide (p< 0,0001), che è risultato il predittore con l’effetto maggiore.

Per i soggetti maschi portatori di APOE ε4 senza deficit cognitivo all’età iniziale di 75 anni, il rischio di MCI nell’arco della vita era del 56,2% (IC al 95%: 50,5-61,9) per il centiloide 5, del 60,2% (IC al 95%: 54,9-65,6) per il centiloide 25, del 71,0% (IC al 95%: 65,2-76,7) per il centiloide 50, del 75,2% (IC al 95%: 69,1-81,2) per il centiloide 75 e del 76,5% (IC al 95%: 70,5-82,4) per il centiloide 100.

Per le donne portatrici di APOE ε4 che non presentano deficit cognitivi all’età iniziale di 75 anni, Il rischio di MCI nell’arco della vita era del 68,9% (IC al 95%: 63,7-74,1) per il centiloide 5, del 71,3% (IC al 95%: 66,6-76,0) per il centiloide 25, del 77,6% (IC al 95%: 72,5-82,7) per il centiloide 50, dell’81,2% (IC al 95%: 76,7-85,7) per il centiloide 75 e dell’83,8% (IC al 95%: 78,5-89,1) per il centiloide 100.

All’interno di ciascun gruppo centiloide, sia per gli uomini che per le donne, il rischio assoluto nell’arco della vita e a 10 anni di MCI e demenza era maggiore per i portatori di APOE ε4 rispetto ai non portatori (p< 0,0001). La gravità biologica della malattia di Alzheimer era un fattore predittivo del rischio assoluto a 10 anni di MCI e demenza (p< 0,0001); tuttavia, l’età di inizio (p< 0,0001) aveva un effetto più marcato. Il tasso di incidenza della demenza era due volte maggiore tra gli individui che avevano precedentemente abbandonato lo studio rispetto a quelli che erano rimasti nello studio.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico