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L’anisocoria come possibile marcatore di decadimento cognitivo

A cura di Cesare Peccarisi

Guardatevi allo specchio: le pupille dei vostri occhi hanno la stessa larghezza? Se in condizioni di luce diffusa la pupilla al centro dell’iride vi appare più piccola da un lato rispetto all’altro, potreste aver individuato un segno utile a prevenire la demenza. L’anisocoria può essere indice di molte malattie, ma può anche non significare nulla dato che fino al 30% della popolazione ha differenze di 1 millimetro fra un lato e l’altro presentando la cosiddetta anisocoria fisiologica che resta più o meno costante per tutta la vita senza destare preoccupazioni.

Alcuni ricercatori dell’IRCCS Fondazione Stella Maris e dell’Università di Pisa diretti dal professor Diego Manzoni hanno invece pubblicato su Frontiers in Systems Neuroscience uno studio (1) secondo cui l’anisocoria può diventare un segno per prevenire il decadimento cognitivo e hanno anche individuato un facile provvedimento di prevenzione da adottare: uno stile di masticazione particolare.

I risultati di questa ricerca sono stati ribaditi al congresso The Lancet Summit svoltosi prima di Natale in un altro studio intitolato “Dai segnali trigeminali all’attivazione del locus coeruleus, la lunga strada della neurodegenerazione”(2).

Gli step dell’azione profilattica sono semplici: innanzitutto la dentatura dal lato in cui la pupilla appare miotica andrebbe curata con attenzione affinché possa sempre esercitare una corretta azione masticatoria. È infatti buona regola stomatologica continuare ad alternare i lati di masticazione e quello dove la pupilla è più piccola deve essere sempre efficace perché sarà il principale artefice dell’azione antiaging.

Il tassello mancante

Lo studio italiano segue una lunga serie di trial che negli ultimi vent’anni hanno dimostrato l’effetto antidemenza di una buona masticazione.

Uno dei primi fu pubblicato nel 2002 su Brain & Research dal giapponese Minoru Onuzuka della Gifu University (3): da allora questo filone di ricerca va arricchendosi con sempre nuovi studi condotti sia in Europa che al di là dell’Atlantico (4, 5).

Anche i più recenti, però, considerano la masticazione solo come uno stimolo che rafforza la memoria evitando che lo stress vada a interferire con i meccanismi mnemonici gestiti dall’ippocampo, l’area che funge da hub per apprendimento e memoria.

Se memoria e archiviazione dei ricordi migliorano grazie alla riduzione dello stress indotta dalla masticazione si spiegherebbero così anche i risultati di studi secondo cui masticare chewing-gums è rilassante e aumenta la concentrazione (6). Restavano però ancora da spiegare problemi più intriganti come le alterazioni riscontrate a livello dell’ippocampo (7) che, appunto, gestisce sia memoria che stress.

Nessuno si era finora accorto che l’effetto antiaging della masticazione è più efficace sfruttando il lato ipotonico della bocca.

Anche l’iride è un muscolo circolare che allarga o restringe la pupilla a seconda della luce, ma in caso di errata masticazione la mancata miosi deriva dalla stimolazione dei centri preposti alla regolazione del tono muscolare, le cosiddette aree ARAS (Ascending Reticular Activating System) della sostanza reticolare.

Tali aree provvedono all’omeostasi muscolare e quindi mantengono anche una masticazione bilanciata che riescono a regolare in base alle informazioni ricevute dai muscoli masticatori. Molti soggetti sviluppano errate abitudini masticatorie privilegiando un lato della bocca rispetto all’altro (vedi figura) e così le ARAS tentano di riequilibrare la situazione inviando impulsi al lato opposto che mastica poco.

In quest’azione di regolazione del tono muscolare finiscono per essere coinvolti anche i muscoli dell’iride di quel lato e così la pupilla si restringe. La miosi monolaterale è il segnale che la masticazione è ridotta da quel lato e per un pieno effetto masticatorio antiaging occorre insistere su quel lato finché le pupille non tornino isocoriche.

Locus coeruleus

Al di là del segno pupillare, i ricercatori pisani sono andati a verificare tramite elettromiografia l’attività elettrica che dai muscoli masticatori va alle aree ARAS attraverso il nervo trigemino, scoprendo che fra esse c’è n’è una fondamentale per tale effetto: il locus coeruleus (vedi figura), così chiamato da Félix Vicq d’Azyr che lo scoprì nel ‘700 (8). Oggi sappiamo che la sua colorazione bluastra deriva dall’elevato contenuto di noradrenalina, neurotrasmettitore che, oltre le note funzioni, agisce anche sulla pupilla.

Il punto blu rappresenta il locus coeruleus

Il dottor Vincenzo De Cicco del Dipartimento di Neurofisiologia dell’Università di Pisa spiega:

“Le basi neurofisiologiche dell’anisocoria sono riconducibili a questo nucleo pari e simmetrico della reticolare del tronco encefalo. Se fra i due loci si è sviluppata un’asimmetria funzionale sarà sbilanciato anche il funzionamento dell’emisfero cerebrale su cui ogni locus proietta: l’anisocoria ne è solo il segno più evidente. Come indicano vari studi, a risentirne è in primis anche l’ippocampo, area fondamentale nella memoria e nell’apprendimento. L’anisocoria è solo indice di più ampie asimmetrie funzionali interemisferiche che, se non risolte, determinano effetti cognitivi, motori o comportamentali. È un po’ come guidare l’auto con una ruota sgonfia. Le ricerche del Dipartimento di Fisiologia dell’Università di Pisa hanno dimostrato che riducendo le asimmetrie dell’emivolto e quindi anche l’anisocoria, migliorano rapidamente performance attentive, cognitive e posturali”.

Bibliografia

  1. Tramonti Fantozzi et al. Chewing and Cognitive Improvement: The Side Matters, Front. Syst. Neurosci., 23 December 2021
  2. Dai segnali trigeminali al Locus Coeruleus - The Lancet Summit 2021
  3. Onozuka M et al. Changes in the septohippocampal cholinergic system following removal of molar teeth in the aged SAMP8 mouse, Behavioural Brain Research2002 Vol. 133; Iss. 2
  4. Paz Alvarenga MO et al. Masticatory Dysfunction by Extensive Tooth Loss sas a Risk Factor for Cognitive Deficit: A Systematic Review and Meta-Analysis, Front. Physiol., 03 July 2019
  5. Kubo K et al. Masticatory function and cognitive function, Okajimas Folia Anatomica Japonica,  2010, 87, 3, 135-140
  6. Morgan K et al. Chewing gum moderates the vigilance decrement, British Journal of Psychology, 12 March 2013
  7. Albert DJ, Chew GL. The septal forebrain and the inhibitory modulation of attack and defense in the rat. A review, Behavioral and Neural Biology
  8. Mittner M. pypillometry: A Python package for pupillometric analyses. Journal of Open Source Software 2020; 5(51), 2348

 

aggiornato il 23/03/2022 da Pierpaolo Benini

Cesare Peccarisi

Giornalista scientifico, neurologo, editorialista del Corriere Salute, Responsabile della Comunicazione Scientifica della Società Italiana di Neurologia