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Più importante del previsto la familiarità dell’Alzheimer

Un nuovo studio ha stimato il rischio di soggetti con genitori malati

Quanto più una persona si avvicina all’età alla quale i propri genitori hanno mostrato i primi segni di malattia di Alzheimer, tanto più è a rischio di avere placche amiloidi nel cervello. È quanto è emerso da una ricerca pubblicata su JAMA Neurology da Sylvia Villeneuve e colleghi del Douglas Mental Health University Institute a Montréal, in Canada.

Lo studio, che ha coinvolto 101 soggetti con familiarità per l’Alzheimer, è stato condotto con tecniche di imaging cerebrale in grado di individuare l’eventuale presenza di placche amiloidi. L’analisi statistica dei dati ricavati dalle scansioni effettuate a cadenze regolari ha mostrato che la differenza tra l’età del soggetto e l’età d’insorgenza della patologia in uno dei genitori è un fattore predittivo per la presenza di placche più accurato dell’età assoluta.

Gli autori hanno scoperto inoltre che i fattori genetici nell’insorgenza dell’Alzheimer sono più importanti di quanto stimato finora. E non sono da trascurare le differenze di genere e la presenza di specifiche varianti geniche.

“Dopo aver esaminato i biomarcatori per le placche amiloidi nei campioni di fluido cerebrospinale dei soggetti coinvolti nello studio, abbiamo notato che la correlazione tra età dei genitori al momento dell’insorgenza della malattia e rischio di depositi amiloidi è più forte nelle donne che negli uomini, e nei portatori del gene ApoE4, il ben noto gene dell’Alzheimer”.

Ultimo aggiornamento il 17 Aprile 2018 di Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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