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Il matrimonio, “esperienza salutare” che si rivela protettiva anche nei confronti delle demenze

Inserito il 02 Feb 2018
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Secondo una metanalisi su 15 studi che riguardavano un totale di 800mila pazienti condotta dagli psicogeriatri dell’University College di Londra diretti da Andrew Sommerlad e pubblicata sull’ultimo numero della rivista Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, il matrimonio gioca un ruolo di prevenzione importante nello sviluppo delle demenze.

Secondo i ricercatori essere coniugati è associato a una serie di influenze benefiche per la salute legate a modifiche degli stili di vita, come alimentarsi in maniera più salutare o avere maggiori contatti sociali per il semplice fatto di convivere con un/una coniuge o un/una compagno/a, tutti fattori che in ultima analisi portano alla riduzione del rischio di demenza, indicando che questa può essere in parte prevenibile.

I risultati peraltro parlano chiaro: rispetto ai coniugati i single hanno un rischio di demenza maggiore del 42% e i vedovi maggiore del 20%, mentre i divorziati non presentano differenze significative, verosimilmente perché il matrimonio, anche dopo la sua rottura, consente comunque di mantenere gli stili di vita appresi nel corso di tale esperienza.

Nel caso dei vedovi è stato osservato che le situazioni in cui il rischio è aumentato un altro fattore influenza negativamente il risultato finale e cioè la scolarità: più è bassa, maggiore è il rischio di sviluppare demenza, verosimilmente perché chi ha un più basso livello culturale possiede meno strumenti per difendersi dalla perdita del coniuge; lo stress del lutto sembra essere un fattore di scatenamento di demenza e senza i mezzi culturali per combatterlo il rischio sale.

A ciò si aggiunge il fatto che chi perde il proprio o la propria compagna magari dopo decenni di matrimonio perde anche lo stimolo psicologico e sociale ad aver cura di sé e decade in una condizione che nel lungo termine può aprire le porte alla demenza.

Il fatto che siano soprattutto i grandi anziani a non essere più coniugati e che questa categoria di soggetti sia in continua crescita indica quanto è importante che il medico indaghi con la dovuta attenzione i pazienti anziani single per la ricerca di un eventuale rischio demenza, assai più frequente in questo tipo di pazienti nei quali la solitudine è uno dei maggiori fattori di scatenamento, peraltro non solo di demenza: i coniugati colpiti da tumore hanno prognosi migliore, i vedovi livelli di disabilità peggiori e l’aspettativa di vita è maggiore fra i coniugati, soprattutto di sesso maschile.

 

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