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Prevenzione e terapie mirate: i pilastri della lotta al Parkinson

Identificare i soggetti più a rischio, implementare programmi di prevenzione, educando anche il paziente ad assumere comportamenti virtuosi, e, infine, sviluppare nuove terapie in grado di modificare il corso naturale della malattia, nell’ottica di una medicina di precisione: l’approccio alla malattia di Parkinson dovrebbe procedere in varie direzioni, nella visione di Fondazione Humanitas per la Ricerca di Milano, che ha avviato il progetto Argento Vivo, dedicato ai soggetti over65. Se ne è parlato in occasione della recente Giornata mondiale dedicata alla malattia.

Alberto Albanese, responsabile dell’Unità operativa di Neurologia dell’Istituto Clinico Humanitas e docente della Humanitas University spiega:

Oggi non è più possibile approcciare la malattia di Parkinson nel suo complesso, occorre arrivare a identificare i diversi sottotipi sui quali ‘costruire’ azioni di prevenzione e terapie mirate: per arrivare a questo obiettivo stiamo studiando i possibili geni coinvolti, riuscendo a identificare ‘geni forti’, cioè deterministici, che con molta probabilità potranno portare allo sviluppo di malattia in chi ne è portatore, e geni più ‘deboli’, probabilistici, che espongono la persona portatrice del gene mutato a un maggior rischio, non alla certezza, di comparsa della malattia. In questo secondo caso, giocano un ruolo importante l’eventuale presenza di fattori ambientali predisponenti, come l’esposizione a tossine esogene (pesticidi, metalli, prodotti chimici industriali) e lo stile di vita (dieta e fumo), in grado di sommarsi ai fattori genetici”.

Di fronte a un quadro epidemiologico non proprio confortante, considerato l’invecchiamento progressivo della popolazione e le evidenze di un aumento d’incidenza delle forme giovanili (con esordio tra i 21 e i 40 anni) può essere utile anche sensibilizzare il largo pubblico sull’utilità di stili di vita più salutari, a cominciare dall’alimentazione dieta.

“La dieta dovrebbe apportare verdure, soprattutto a foglia verde, frutta, cereali integrali, legumi, frutta secca in particolare noci che hanno il rapporto migliore tra omega 3 e omega 6, pesce, carne bianca, uova e olio extravergine di oliva – tutti alimenti con possibile effetto neuroprotettivo – ha aggiunto Albanese – Molti di questi alimenti, in particolare verdure, frutta e cereali integrali, contengono polifenoli, potenti attivatori dei geni umani, coinvolti nella sintesi di enzimi antiossidanti, nella modulazione dei percorsi antiinfiammatori e nell’accensione dei geni antinvecchiamento, oltre ad essere fattori chiave nel mantenimento di un sano microbiota intestinale, poiché è ormai nota la stretta relazione intestino-cervello”.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico