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Parkinson, i flavonoidi hanno un effetto protettivo anche dopo la diagnosi

Una maggiore assunzione di flavonoidi è associata a un ridotto rischio di morte nei pazienti con malattia di Parkinson, secondo quanto riferito in un articolo pubblicato su “Neurology”. Xinyuan Zhang, dalla Pennsylvania State University a University Park e colleghi hanno condotto uno studio prospettico per esaminare l’associazione tra assunzione di flavonoidi in fase di prediagnosi e postdiagnosi e il rischio di morte in soggetti con Parkinson.

Le analisi hanno incluso 599 donne e 652 uomini con recente diagnosi di Parkinson. L’assunzione alimentare di flavonoidi totali e delle sue sottoclassi insieme ai principali alimenti ricchi di flavonoidi (tè, mele, bacche, arancia e succo d’arancia, e vino rosso) sono stati ripetutamente valutati sulla base di un questionario di frequenza alimentare convalidato ogni quattro anni.

Durante 32-34 anni di follow-up, sono stati documentati 944 decessi. I ricercatori hanno scoperto che dopo l’aggiustamento per l’età, lo stato di fumatore, l’assunzione di energia totale e altre covariate, una più alta assunzione di flavonoidi prima della diagnosi era associata a un rischio ridotto di morte successiva per tutte le cause tra gli uomini (hazard ratio confrontando due quartili estremi: 0,53), ma non per le donne.

Se si considerano i dati disaggregati per sottoclassi di flavonoidi, un rischio di mortalità inferiore è stato osservato confrontando i due quartili estremi per antocianine, flavoni, e flavan-3-oli assunti prima della diagnosi (hazard ratio aggregati: 0,66, 0,78, e 0,69, rispettivamente).

Per i frutti di bosco e il vino rosso, i partecipanti che consumavano tre o più porzioni/settimana avevano un rischio inferiore (HR aggregato =0,77 e 0,68, rispettivamente), rispetto a meno di una porzione al mese.

Dopo la diagnosi di Parkinson, un maggior consumo di flavonoidi totali, sottoclassi che includono flavonoli, antociani, flavan-3-oli e polimeri, bacche e vino rosso, erano associati a un minor rischio di mortalità (p <0,05 per tutti).

aggiornato il 16/03/2022 da Pierpaolo Benini

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico