skip to Main Content

L’insonnia come fattore di rischio di declino cognitivo

Nell’età di mezzo e nella terza età, l’insonnia è associata a una maggiore probabilità di percezione soggettiva di declino della memoria. I disturbi del sonno potrebbero diventare così un possibile bersaglio terapeutico per contrastare il declino cognitivo legato all’età.

Con queste parole Jean-Louis Zhao, dell’Istituto universitario di Geriatria di Montréal, in Canada, e colleghi, concludono un articolo apparso sulla rivista “Sleep”. È quanto emerso dall’analisi longitudinale del Canadian Longitudinal Study on Aging, in cui 26.363 partecipanti, di età ≥45 anni, hanno completato valutazioni del sonno e della memoria al basale e al follow-up (tre anni dopo il basale) e test neuropsicologici nei seguenti domini cognitivi: memoria, funzioni esecutive e velocità psicomotoria.

Sulla base dei questionari del sonno, i partecipanti sono stati classificati come affetti da probabile disturbo da insonnia (PID), da soli sintomi di insonnia (ISO) o da nessun sintomo di insonnia (NIS). I partecipanti sono stati ulteriormente raggruppati in base alla variazione del sonno nel tempo. Le probabilità prospettiche di peggioramento della memoria auto-riferite sono state valutate mediante regressione logistica e le associazioni tra insonnia e prestazioni cognitive sono state valutate mediante modellizazione lineare a effetti misti, aggiustata per fattori demografici, di stile di vita e medici.

Dai risultati, è emersa una maggiore probabilità (OR 1,70; IC al 95%: 1,29-2,26) di peggioramento della memoria auto-riferita per i partecipanti NIS al basale che hanno sviluppato PID al follow-up rispetto a quelli che hanno sviluppato ISO o sono rimasti NIS. Inoltre, i partecipanti il cui sonno è peggiorato dal basale al follow-up (cioè sono passati da NIS a ISO, da ISO a PID o da NIS a PID) hanno mostrato probabilità maggiori (OR 1,22; IC al 95%: 1,10-1,34) di peggioramento della memoria soggettiva al follow-up rispetto a coloro che sono rimasti senza insonnia o hanno migliorato il loro sonno. Non sono state riscontrate associazioni significative tra lo sviluppo di PID o il peggioramento del sonno e le prestazioni ai test neuropsicologici.

aggiornato il 30/09/2022 da Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico