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L’attività fisica nella terza età aiuta a prevenire la demenza

Le attuali linee guida per la prevenzione cardiovascolare raccomandano da 500 a 999 minuti metabolici equivalenti (MET) a settimana (MET-min/sett) di attività fisica regolare. Tuttavia, le prove riguardanti l’associazione tra attività fisica di intensità leggera e demenza negli adulti più anziani sono incoerenti.

A trovare nuove prove dell’esistenza di questa correlazione è ora uno studio pubblicato online su “JAMA Network Open”. Minjae Yoon, dello Yonsei University College of Medicine di Seul, in Corea del Sud, e colleghi hanno condotto uno studio di coorte nazionale, retrospettivo, che ha coinvolto 62.286 partecipanti di età pari o superiore a 65 anni, senza demenza preesistente, per i quali erano disponibili dati sanitari raccolti tra gennaio 2009 a dicembre 2012.
Dall’analisi dei dati sono emersi 3.757 casi di demenza (6,0 per cento) durante un follow-up mediano di 42 mesi, per un’incidenza complessiva di 21,6 per 1.000 anni-persona. Il rischio di demenza è risultato ridotto per i partecipanti scarsamente attivi (da 1 a 499 MET-min/sett), attivi (da 500 a 999 MET-min/sett) e molto attivi (≥1.000 MET-min/sett) rispetto agli individui inattivi (0 MET-min/sett), con hazard ratio aggiustati di 0,90, 0,80 e 0,72, rispettivamente.

Con l’aumento del livello di attività fisica, è stato osservato un declino progressivo nell’hazard ratio aggiustato per la demenza. Anche una bassa quantità di attività fisica di bassa intensità (da uno a 299 MET-min/sett) era associata a un ridotto rischio di demenza rispetto al comportamento sedentario totale (HRaggiustato: 0,86).

Secondo le conclusioni degli autori: “promuovere l’attività fisica potrebbe contribuire a ridurre il rischio di demenza negli adulti più anziani”.

aggiornato il 11/01/2022 da Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico