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La multimorbilità nella mezza età come fattore predittivo di demenza

La multimorbilità nella mezza età ha una forte correlazione con lo sviluppo di demenza nell’età successiva. È quanto emerso da uno studio pubblicato sul “British Medical Journal” da Céline Ben Hassen dell’Università di Parigi e colleghi. Si tratta di uno studio di coorte prospettico denominato Whitehall II che tra il 1985 e il 1988 ha arruolato 10.095 soggetti di età compresa tra 35 e 55 anni al basale, i cui dati clinici sono stati aggiornati annualmente fino al 2019.

Dall’analisi statistica è emerso che la prevalenza della multimorbilità, definita dalla compresenza di due o più malattie croniche, era del 6,6% all’età di 55 anni e del 31,7% all’età di 70 anni; in un follow-up mediano di 31,7 anni si sono verificati 639 casi di demenza incidente.

Dopo l’aggiustamento per i fattori sociodemografici, la multimorbidità all’età di 55 anni è risultata associata al successivo rischio di demenza (differenza nel tasso di incidenza per 1000 anni-persona 1,56; hazard ratio [HR]: 2,44).

L’associazione si è indebolita progressivamente con l’avanzare dell’età al momento dell’insorgenza delle diverse patologie. All’età di 65 anni, l’insorgenza della multimorbidità prima dei 55 anni era associata a un aumento dell’incidenza di demenza di 3,86 per 1000 anni-persona con (HR: 2,46), mentre l’insorgenza della multimorbilità tra i 60 e i 65 anni era associata a un aumento dell’incidenza di demenza di 1,85 per 1000 anni-persona con maggiore incidenza (HR: 1,51).

La gravità della multimorbidità (definita da tre o più malattie croniche) all’età di 55 anni era associata a un’incidenza di demenza più elevata di 5,22 per 1000 anni-persona (hazard ratio: 4,96); le stesse analisi all’età di 70 anni mostravano un’incidenza più elevata di 4,49 per 1000 anni-persona (HR: 1,65).

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico