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Alzheimer, nuovi dati sulla componente genetica

Il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer è associato a 75 regioni genomiche, 42 delle quali finora sconosciute. È quanto si legge in un nuovo articolo pubblicato sulla rivista “Nature Genetics” da un gruppo di ricerca di cui fanno parte Sandro Sorbi e Benedetta Nacmias docenti di Neurologia dell’Università di Firenze, nonché, rispettivamente, Past President e Vice Presidente dell’Associazione Italiana Ricerca Alzheimer (Airalzh).

Sorbi, che ricopre anche il ruolo di direttore di Neurologia I dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze:

questo studio è un enorme passo in avanti per capire meglio i meccanismi cellulari e i processi patologici alla base della più comune forma di demenza. Era già noto che l’Alzheimer ha una forte componente genetica, ma le 42 nuove regioni scoperte aprono ulteriori strade per la ricerca terapeutica”.

Lo studio, il più ampio mai condotto finora per dimensioni del campione di soggetti coinvolti, riporta l’attenzione sull’importanza di proseguire la ricerca sulle demenze e in particolare sull’interazione tra fattori di predisposizione genetica e fattori ambientali.

Oltre a confermare l’associazione della malattia di Alzheimer con l’accumulo cerebrale della proteina beta-amiloide e della degenerazione della Tau, Sorbi e colleghi hanno ottenuto risultati molto rilevanti che mostrano il peso di alcune alterazioni della funzione immunitaria e della microglia.

Il peso dello stile di vita nella prevenzione della malattia

La giornata mondiale dedicata alla malattia di Alzheimer, celebrata il 21 settembre, è stata l’occasione per ricordare il suo notevole impatto epidemiologico (un milione circa i soggetti colpiti da demenze nel nostro Paese, per la maggior parte attribuibili all’Alzheimer) e l’importanza dei fattori di rischio modificabili, sia ambientali sia legati agli stili di vita. Il professor Sorbi ricorda:

un corretto stile di vita comincia a tavola e prosegue nella vita quotidiana. Fatto confermato anche da una ricerca internazionale, pubblicata nel 2015, che ha analizzato le diete di oltre 2000 adulti raffrontandole con l’incidenza della malattia. Airalzh continua a finanziare la Ricerca sull’Alzheimer, premiando giovani ricercatori e ricercatrici, che quest’anno stanno sviluppando progetti di ricerca sugli stili di vita e prevenzione della malattia di Alzheimer”

In questo campo Airalzh è impegnata da anni e sostiene con il Bando AGYR 2021 (Airalzh Grants for Young Researchers) alcuni progetti di ricerca legati proprio al tema della prevenzione.

Tra i più rilevanti, si segnalano quello di Livia La Barbera del Campus Biomedico di Roma, che studierà il possibile impatto neurotossico del consumo di acqua contaminata da nanoplastiche, quello denominato Life BIO di Andrea Pilotto, dell’Università di Brescia, che analizzerà i dati anamnestici di 120 soggetti sani cercando d’identificare il rischio di insorgenza di Alzheimer, e infine quello di Emanuele Rocco Villani, dirigente medico geriatra dell’AUSL di Modena, che ha come oggetto la possibile interazione di un certo tipo di attività fisica con i disturbi della memoria.

aggiornato il 20/09/2022 da Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico