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L’iperintensità della materia bianca nella demenza

Pubblicati i dati di un’analisi trasversale di risonanza magnetica cerebrale

I volumi delle iperintensità della materia bianca (WMH) sono più ampi nella variante comportamentale della demenza frontotemporale (bvFTD) che nella malattia di Alzheimer. Inoltre, nella bvFTD i volumi più ampi sono associati a una maggiore gravità della malattia. È quanto emerso da un articolo pubblicato online sulla rivista “Neurology” da Katherine Huynh, dell’Università di Sydney in Australia, e colleghi.

Gli autori hanno condotto uno studio trasversale di risonanza magnetica cerebrale (MRI) con analisi volumetriche e voxel-wise.

Un totale di 129 pazienti (64 con bvFTD e 65 con Alzheimer) e 66 controlli sono stati sottoposti a risonanza magnetica ad alta risoluzione, oltre a un esame clinico e neuropsicologico. In 124 casi (54 bvFTD, 44 AD, e 26 controlli), è stato effettuato uno screening genetico, mentre per 18 casi (13 bvFTD e 5 AD) erano disponibile analisi anatomopatologiche di tessuto cerebrale prelevati post mortem.

Dai dati raccolti è emerso che i volumi totali di WMH erano più grandi nei soggetti bvFTD rispetto a quelli con Alzheimer e ai controlli. Sempre nei soggetti con bvFTD, i volumi WMH erano associati alla gravità della malattia ma non al rischio vascolare.

Un altro riscontro significativo è che soggetti con bvFTD e con Alzheimer mostravano schemi spaziali di WMH distinti, che rispecchiavano schemi caratteristici di atrofia corticale. Inoltre, il carico regionale di WMH era correlato a peggiori prestazioni cognitive in diversi domini cognitivi. Infine, i deficit cognitivi associati alla WMH erano condivisi tra le sindromi, con ulteriori associazioni nella bvFTD.

Secondo le conclusioni degli autori, “L’aumento dei WMH è comune nella bvFTD e nell’Alzheimer, e contribuisce ai deficit cognitivi: i risultati suggeriscono che i WMH sono in parte indipendenti dalla patologia vascolare e sono associati al processo neurodegenerativo; inoltre si riscontrano in processi indipendenti e correlati all’atrofia corticale”.

Ultimo aggiornamento il 22 Marzo 2021 di Pierpaolo Benini

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

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