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L’epilessia a esordio tardivo aumenta il rischio di ictus

Da una metanalisi è emersa una correlazione significativa

Le persone a cui viene diagnosticata l’epilessia a esordio tardivo (EET) all’età di 30 anni o più hanno un rischio significativamente aumentato di futuro ictus, secondo uno studio apparso sulla rivista “Epilepsy & Behavior”.

Jasmine Wall, del Royal Preston Hospital, nel Regno Unito, e colleghi hanno condotto una revisione sistematica di cinque studi, di coorte o con disegno caso-controllo, che tra il 2014 e il 2019 hanno messo a confronto il rischio di ictus in soggetti con EET (con diagnosi a 30 anni di età o più) rispetto a controlli sani.

La metanalisi dei dati aggregati ha mostrato che i pazienti con EET avevano un rischio significativamente maggiore per un successivo evento ictale rispetto alla popolazione di controllo (odds ratio pesato: 3,88).

Secondo i ricercatori, le probabilità di ictus erano simili nei diversi periodi di follow-up e nelle diverse regioni geografiche. È emersa, in particolare, un’incidenza molto elevata di emorragie intracerebrali negli studi che hanno differenziato i diversi tipi di ictus. Inoltre, i risultati di uno studio prospettico hanno indicato un tasso significativamente elevato d’insorgenza di malattia di Alzheimer durante i 3,5 anni dopo l’inizio delle crisi rispetto ai pazienti del gruppo di controllo.

I ricercatori dello studio hanno spiegato che l’alta incidenza di ictus in pazienti con EET può essere attribuibile al più alto tasso di fattori di rischio di malattie cardiovascolari in questa popolazione. Tali fattori di rischio includono il diabete, l’ipertensione, il fumo e l’allele E4 del gene per l’apolipoproteina (APOE4). L’esercizio fisico e il basso consumo di alcol, hanno aggiunto gli autori, sono fattori protettivi, associati un rischio ridotto di EET.

Ultimo aggiornamento il 19 Gennaio 2021 di Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

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