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Ipertensione poco controllata nei sopravvissuti all’ictus negli Stati Uniti

Nuovi dati sul rischio secondario emersi da una popolazione statunitense

Più di un terzo dei sopravvissuti all’ictus ha un’ipertensione non controllata, e circa uno su cinque non assume farmaci antipertensivi: è questo il dato preoccupante che emerge da uno studio su una popolazione statunitense che può fornire indicazioni utili sulla prevenzione secondaria dell’ictus anche in altri contesti. Su “JAMA Neurology”, Daniel Santos e Mandip S. Dhamoon, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai a New York hanno esaminato una popolazione statunitense, per complessivi 4.971.136 soggetti con pregresso ictus e ipertensione (età media, 67,1 anni).

I ricercatori hanno scoperto che il 37,1 % dei partecipanti aveva un’ipertensione non controllata. Nel complesso, l’80,4 % stava prendendo farmaci antipertensivi, più comunemente ACE-inibitori o ARB (59,2 per cento) e β-bloccanti (43,8 per cento).

Dall’analisi è emerso anche un cambiamento nel corso del tempo delle classi di farmaci utilizzati: i diuretici rappresentavano il 49,4% del totale nel 2005-2006 e il 35,7% nel 2015-2016, mentre le quote delle altre classi antipertensive sono rimaste costanti.

“Anche se questo studio rivela una lacuna nella prevenzione secondaria dell’ictus, sono necessari studi futuri per determinare i farmaci antipertensivi più usati nei pazienti dopo l’ictus”, scrivono gli autori. “Gli studi focalizzati sull’efficacia della classe e sul numero di farmaci antipertensivi in questa popolazione di pazienti possono essere particolarmente utili”.

Ultimo aggiornamento il 10 Settembre 2020 di Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

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