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Emicrania e intervento per forame ovale pervio

Il sollievo dei sintomi ottenuto con farmaci tienopiridinici

L’inibizione dell’aggregazione piastrinica ottenuta con agenti tienopiridinici – impiegati off-label – consente di ottenere un sollievo dall’emicrania dopo intervento per chiusura del forame ovale pervio (PFO) e persistente anche dopo successiva interruzione del trattamento farmacologico, secondo i risultati di uno studio retrospettivo pubblicato su Neurology da Robert Sommer dello University Medical Center di New York e colleghi.

I ricercatori hanno analizzato i dati di pazienti con emicrania e PFO per valutare l’effetto dell’inibizione piastrinica, valutando il numero di giorni di mal di testa al mese. I pazienti assumevano clopidogrel quotidianamente fino a quando veniva raggiunta una riduzione maggiore o uguale al 50% dei giorni di emicrania al mese, altrimenti erano considerati non responder.

I non responder passavano quindi a prasugrel per vedere se la diversa via di attivazione di questo farmaco riducesse efficacemente il numero di giorni di emicrania al mese per più del 50%. Quindi, a tutti i responder agli agenti tienopiridinici veniva prospettata la chiusura del PFO.

Dei 136 pazienti inclusi, l’86% era di sesso femminile, il 62% aveva emicrania episodica, il 53% aveva uno shunt destro-sinistro moderato-grave e l’età media era di 37,9 anni. Clopidogrel è risultato efficace nel 59% della popolazione dello studio, con il 70% di coloro che hanno risposto al trattamento con una riduzione maggiore o uguale al 90% dei giorni di emicrania al mese. Prasugrel è risultato efficace nel 62% della popolazione studiata che ha cambiato farmaco. In totale, il 66% dell’intera popolazione dello studio ha risposto a clopidogrel o a prasugrel e ha raggiunto un’adeguata inibizione di P2Y12.

A tutti i responder è stata offerta la chiusura del PFO e il 94% dei pazienti che hanno optato per la chiusura ha riscontrato una riduzione dell’emicrania persistente, anche dopo la sospensione dell’agente tienopiridinico. Gli 8 pazienti che non hanno subito la chiusura e hanno interrotto la terapia hanno avuto una ripresa dell’emicrania. I 26 pazienti che non sono stati sottoposti alla chiusura, ma hanno continuato il trattamento farmacologico hanno riscontrato miglioramenti fino a quattro anni.

Ultimo aggiornamento il 14 Gennaio 2019 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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