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EEG precoce per prevedere gli esiti di arresto cardiaco

Gli esami dall’evento hanno buona specificità e sensibilità

Un esame elettroencefalografico in fase precoce è in grado di prevedere in modo affidabile la prognosi dei pazienti in coma dopo arresto cardiaco. Lo dimostra uno studio pubblicato negli “Annals of Neurology” da Barry Ruijter e colleghi dell’Università di Twente, nei Paesi Bassi.

Nello studio, un gruppo di revisori ha valutato finestre temporali di EEG di cinque minuti in otto momenti, predefiniti da sei ore a cinque giorni dopo l’arresto cardiaco.

I dati hanno mostrato buoni risultati per il 46 % di 850 pazienti. A sei o più ore dall’arresto cardiaco, la soppressione generalizzata e i tracciati sincroni con soppressione maggiore o uguale al 50 % hanno predetto una prognosi scarsa, senza falsi positivi.

A 12 e 24 ore dall’arresto cardiaco, la sensibilità era 0,47 e 0,30, rispettivamente, con una specificità di 1,00 in entrambe le rilevazioni. Dopo 36 ore o più, la sensibilità per prognosi scarsa è risultata inferiore o uguale a 0,22. Al contrario, i tracciati EEG continui a 12 ore hanno previsto la buona prognosi, con una sensibilità di 0,50 e specificità di 0,91, mentre la specificità per la previsione di una prognosi positiva a 24 ore o più tardi è risultata inferiore a 0,90.

Ultimo aggiornamento il 30 Luglio 2019 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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