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Declino cognitivo, pochi benefici dalla prevenzione cardiovascolare

Pubblicati i dati sul trattamento con candesartan/idroclorotiazide o rosuvastatina

Il trattamento a lungo termine con candesartan/idroclorotiazide o rosuvastatina o con la loro combinazione può rallentare il declino cognitivo nelle persone anziane a rischio cardiovascolare intermedio? È questo il quesito a cui ha cercato di dare risposta lo studio clinico in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo, denominato Heart Outcomes Prevention-3 (HOPE-3). I risultati sono ora pubblicati sulla rivista Neurology, in un articolo a prima firma Jackie Bosch, della McMaster University a Hamilton, nell’Ontario (Canada).

I partecipanti, senza malattia cardiovascolare o necessità di trattamento, sono stati reclutati in 228 centri di 21 paesi. L’età media del campione era di 74 anni; il 59% era di sesso femminile; il 45% aveva ipertensione arteriosa; il 24% aveva più di 12 anni di istruzione. I soggetti, seguiti per una mediana di 5,7 anni, sono stati randomizzati a ricevere candesartan alla dose di 16 mg più idroclorotiazide, alla dose di 12,5 mg, o placebo, oppure a ricevere rosuvastatina (10 mg) o placebo.

I partecipanti di età maggiore o uguale di 70 anni sono stati valutati al basale e alla fine dello studio con diversi strumenti: Digit Symbol Substitution Test (DSST), Montreal Cognitive Assessment modificato e Trail Making Test Part B.

Rispetto al placebo, candesartan/idroclorotiazide ha ridotto la pressione sanguigna sistolica di 6,0 mmHg, mentre la rosuvastatina ha ridotto il colesterolo LDL di 24,8 mg/dl. La differenza media nei cambiamenti nei punteggi DSST era -0,91 per candesartan/idroclorotiazide rispetto al placebo, -0,54 per rosuvastatina rispetto al placebo, e -1,43 per la terapia combinata rispetto al doppio placebo. Non sono state riscontrate differenze significative per altre misure. Secondo le conclusioni degli autori, l’abbassamento della pressione arteriosa a lungo termine con candesartan più idroclorotiazide, rosuvastatina o la loro combinazione non ha influenzato significativamente il declino cognitivo nelle persone anziane.

 

 

Ultimo aggiornamento il 12 Marzo 2019 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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