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Il ruolo dei nutraceutici nell’approccio all’emicrania. Intervista a Piero Barbanti

Piero Barbanti è direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore, Dipartimento Scienze Neurologiche Motorie e Sensoriali, IRCCS San Raffaele di Roma.

Nel corso del recente Congresso Nazionale Anircef, ha tenuto una lettura sul ruolo di dieta e nutraceutici nella profilassi dell’emicrania. Gli abbiamo chiesto di riassumerci in particolare la sua opinione riguardo il ruolo dei nutraceutici.

“Lo spazio per i nutraceutici e la dieta nell’approccio all’emicrania è sempre esistito ed è oggi più che mai attuale, considerando che c’è una percentuale di emicranici altissima che interrompe il trattamento dopo 3 o 4 mesi, a causa di eventi avversi correlati ai farmaci. È  stato calcolato che i farmaci di più frequente impiego come terapia preventiva dell’emicrania hanno un tasso di abbandono, dopo 3 mesi, che va dal 25 al 40% dei casi. Di conseguenza possiamo affermare che c’è bisogno di cure ben tollerate.

Un altro aspetto riguarda la storia dell’impiego clinico dei nutraceutici. Le prime notizie sull’efficacia di questi prodotti, a parte quelle che risalgono all’antichità, provengono da più di mezzo secolo fa, esattamente 72 anni fa il Journal of Canadian Medical Association, nel 1946 riporta la prima pubblicazione scientifica sull’efficacia preventiva della riboflavina, cioè della vitamina B2 ad alto dosaggio nella prevenzione emicranica.

I principi nutraceutici che in questi ultimi decenni si sono dimostrati efficaci secondo studi clinici randomizzati e controllati sono sostanzialmente cinque e sono la riboflavina (vitamina B2) che è in grado di prevenire l’emicrania alla dose di 400 mg al giorno, il coenzima Q10 che è in grado di prevenire l’emicrania alla dose di 300 mg al giorno, il magnesio che però è stato utilizzato nei vari studi in forme (tipi di sali di magnesio) diverse e a diverse dosi. Inoltre sono emerse evidenze di efficacia per due principi di origine vegetale la petasina, il principio attivo del Petasites hybridus, e il Partenio (Tanacetum parthenium).

La petasina, però, associa all’efficacia un rischio di epatotossicità che ne ha portato all’eliminazione nella farmacopea di diversi stati del mondo e quindi, anche se tecnicamente è efficace, la petasina non va più considerata.

Quindi attualmente sono quattro i principi attivi (riboflavina, coenzima Q10, magnesio e partenio) utilizzati nella profilassi dell’emicrania di provata efficacia, secondo studi randomizzati e controllati. C’è poi una serie di prodotti la cui efficacia è dimostrata da studi in aperto e quindi con risultati suggestivi, ma non provati. È il caso, per esempi,o del ginkgolide B, dell’acido alfa lipoico, del kuzu e altri”.

Qual è il razionale dell’impiego dei nutraceutici nella profilassi dell’emicrania?

“Perché dovrebbe funzionare un nutraceutico? Intanto, come ho detto all’inizio, c’è spazio per i nutraceutici perché c’è spazio per terapie senza effetti avversi e con buona tollerabilità. Il meccanismo con cui funzionano i nutraceutici è, per quanto riguarda la riboflavina e il coenzima Q10, un potenziamento del metabolismo energetico. Il neurone del paziente emicranico notoriamente è caratterizzato da mitocondri “pigri” a causa di un deficit del metabolismo energetico mitocondriale, che può venire contrastato dall’uso della riboflavina e del coenzima Q10. Il magnesio invece è un fisiologico regolatore dell’eccitabilità del neurone e antagonizza l’eccesso di attività eccitatoria del glutammato sul recettore NMDA.

Il Partenio, invece, agisce con un meccanismo che sembrerebbe essere doppio. Da un lato agisce sui recettori TRPA1, posti sulle terminazioni trigeminali, la cui attivazione è in grado di fare liberare le sostanze vasodilatatorie come il peptide CGRP. Sempre perifericamente, il Partenio inibisce il rilascio piastrinico di serotonina e la sintesi delle prostaglandine. Oltre a questo meccanismo periferico il Tanacetum parthenium sembra agire centralmente, antagonizzando i recettori 5HT2A e 5HT2B e agendo a livello del nucleo caudale del trigemino. A favore dell’efficacia del Tanacetum parthenium nella profilassi dell’emicrania vi sono diversi studi e anche delle metanalisi, in particolare una del gruppo Cochrane, che dimostra come questa sostanza sia efficace nella prevenzione dell’emicrania.”

Quali sono gli sviluppi più interessanti che si aspetta dall’approfondimento degli studi su queste sostanze?

“Direi che nuove ricerche potranno darci tre indicazioni importanti. La prima riguarda la dose effettivamente efficace per i nutraceutici. Si ha la sensazione che il nutraceutico proprio per la sua natura possa essere utilizzato a dosi più alte e conseguentemente funzionare sempre meglio. Un esempio è la riboflavina, che agisce alla dose di 400 mg, una quantità che corrisponde a circa 166 volte il fabbisogno giornaliero di vitamina B2. Quindi mi attendo che nel futuro si possa definire a quale megadose si possa e si debba arrivare con i singoli nutraceutici, per renderli più efficaci.

Un altro aspetto che può essere chiarito meglio da nuovi studi è la possibile combinazione di prodotti nutraceutici tra di loro. Per esempio il magnesio ha un effetto di riduzione dell’eccitabilità neuronale ed è interessante poterlo utilizzare unitamente ad altre sostanze come la riboflavina che potenziano il metabolismo neuronale e magari insieme a un principio come il partenio che riduce la facilità del trigemino ad attivarsi.

La combinazione di prodotti nutraceutici quindi può essere una via interessante da sviluppare ulteriormente.

Infine il terzo elemento che mi aspetto di vedere validato da nuove ricerche, ma è la mia opinione personale, è una più precisa caratterizzazione della collocazione dei nutraceutici nell’approccio all’emicrania.

La mia opinione personale è che sarebbe un errore chiedere al nutraceutico la “prova d’amore”, cioè chiedere a queste sostanze il miracolo sui casi difficili, quindi bisogna collocarle bene nell’ambito dei diversi strumenti disponibili.

Quando e con quali pazienti può essere utilizzato il nutraceutico è la questione con cui ho concluso la mia relazione al Congresso Anircef. Sicuramente il nutraceutico è indicato nelle fasce di popolazione più deboli, come bambini, adolescenti, anziani, donne in gravidanza o in allattamento. È indicato anche per soggetti che non rientrano in queste categorie ma che sono “drug naive”, ossia che non hanno mai assunto terapie preventive. Con questi pazienti è giusto passare dapprima attraverso un approccio non farmacologico, ma nutraceutico. Inoltre i nutraceutici possono essere utilizzati come potenziatori di una terapia farmacologica, quindi non al posto di una terapia farmacologica ma in aggiunta.

Inoltre, i nutraceutici possono essere utilizzati durante le cosiddette “drug holidays” cioè i periodi in cui i soggetti che seguono terapie preventive farmacologiche devono interromperle a causa degli effetti collaterali. In questi periodi si può certamente utilizzare un prodotto nutraceutico.

Quindi, sostanzialmente, il nutraceutico si pone non solo come alternativa alle terapie farmacologiche ma può essere anche integrato alle terapie farmacologiche, come complemento o utilizzato in un’alternanza di trattamenti.

Infine, esistono le mini profilassi, penso per esempio all’emicrania mestruale. Per la donna che ha tre giorni al mese di emicrania violenta, legata al ciclo mestruale e che quindi non necessita di una profilassi farmacologica può essere indicato, come profilassi nei 10/15 giorni che precedono l’arrivo del flusso mestruale, un prodotto nutraceutico.”

Le chiedo infine un cenno alla sua esperienza clinica personale e con il Partenio in particolare

“Innanzitutto ritengo che i nutraceutici siano una risorsa formidabile e non costituiscano un placebo. Inoltre per me il nutraceutico deve rappresentare la prima scelta nei giovani, negli  adolescenti e nei soggetti che non abbiano mai preso farmaci, a meno e che non si presentino con un quadro clinico particolarmente compromesso (in queste circostanze partiamo con il farmaco). In ogni caso possiamo sfruttare le proprietà del nutraceutico in aggiunta alle terapie preventive. Quando diamo un farmaco preventivo dobbiamo conoscerne il meccanismo molecolare e compendiarlo con un nutraceutico, lo possiamo tranquillamente fare. Penso per esempio al Partenio, la sua capacità di agire sui canali TRPA1 del trigemino potrebbe sollecitarne l’uso in aggiunta alle terapie preventive farmacologiche in quelle forme di emicrania molto lateralizzate in sede trigeminale, nelle quali la clinica ci fa capire che è particolarmente sollecitato il neurone trigeminale periferico.

Personalmente utilizzo spesso il Partenio raddoppiando la dose prevista, dal momento che i nutraceutici presentano come regola la buona tollerabilità e spesso mostrano un’efficacia dose dipendente. Questo è un dato dimostrato praticamente con tutti i nutraceutici. In altre parole, volendo riassumere il concetto con uno slogan: funzionano le megadosi.”

 

Intervista realizzata in collaborazione con FB-HEALTH

Ultimo aggiornamento il 11 Dicembre 2018 di Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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