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Il futuro della riabilitazione per il trauma cranico

Un convegno a Milano ha discusso le prospettive di recupero

Le gravi cerebrolesioni acquisite (GCA) rappresentano nel nostro Paese un problema rilevante. A partire dai numeri: si contano 15-20 casi per 100.000 abitanti anno, che si traducono, per una regione popolosa come la Lombardia, in 800/1.000 casi all’anno. Arriva a sei casi su 100.000 abitanti il computo dei soggetti in stato vegetativo. Il percorso di cura è estremamente impegnativo all’interno dell’ospedale e ancora di più dopo la dimissione.

Se ne è discusso a Milano in un convegno dal titolo “Innovazione e ricerca nei percorsi d’inclusione sociale di persone con lesione cerebrale acquisita”, organizzato, in occasione della XX Giornata Nazionale Trauma Cranico dello scorso 23 novembre, grazie all’impegno della Federazione nazionale associazioni trauma cranico (FNATC), in collaborazione con l’Associazione lombarda AGCA Milano Onlus.

“L’obiettivo era quello di creare una giornata di dibattito, di conoscenze e condivisione con le società scientifiche, le istituzioni e le associazioni relative alle problematiche delle persone con gravi cerebrolesioni acquisite e delle loro famiglie”, ha spiegato Paolo Fogar, presidente della FNATC. “Ci siamo concentrati sul futuro della riabilitazione, a partire dalla neuro-robotica e dalla neuro-ingegneria per poi considerare gli interventi successivi alla dimissione dall’ospedale, cioè quelli che sono orientati al recupero di attività complesse della vita quotidiana”.

Particolarmente importante, nell’ottica del reinserimento lavorativo dei soggetti con GCA, l’accordo raggiunto dalla Federazione con l’INAIL per la messa in comune di competenze e conoscenze tecnico-scientifiche mirate alla definizione di un modello di protocollo di vocational rehabilitation.

Ultimo aggiornamento il 4 Dicembre 2018 di Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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