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Anomalie retiniche e segni preclinici di Alzheimer

Scoperta una correlazione da misurazioni angiografiche

Anomalie microvascolari retiniche sono state identificate in soggetti in salute che hanno biomarcatori positivi per la malattia di Alzheimer. Lo rivela un articolo pubblicato sulla rivista JAMA Ophthalmology da Bliss Elizabeth O’Bryhim e colleghi della Washington University a St. Louis, nel Missouri. I ricercatori hanno condotto uno studio caso-controllo su 32 volontari cognitivamente normali, sottoposti a scansioni PET e/o test del fluido cerebrospinale per determinare lo stato dei biomarcatori. Con un sistema di angiografia a coerenza ottica, hanno misurato lo spessore interno ed esterno delle fibre nervose retiniche, delle cellule gangliari e della fovea, nonché la densità vascolare, il volume maculare e la zona avascolare foveale.

Lo studio ha riguardato 58 occhi di 30 partecipanti; 14 di essi avevano biomarcatori positivi per Alzheimer, e sono stati inclusi nel gruppo preclinico per la malattia, mentre i 16 senza biomarcatori sono andati a costituire il gruppo di controllo. L’analisi ha rivelato che, rispetto ai controlli, la zona avascolare foveale media era incrementata nel gruppo con biomarcatori positivi (0,364 vs 0,275 mm²). Nel gruppo con biomarcatori positivi, lo spessore interno foveale medio era diminuito (66,0 vs 75,4 µm).

Secondo gli autori, i risultati indicano che gli individui cognitivamente sani con Alzheimer preclinico hanno anomalie microvascolari retiniche oltre alle alterazioni architettoniche e che questi cambiamenti si verificano nella malattia di Alzheimer più precocemente di quanto non fosse stato precedentemente dimostrato.

Ultimo aggiornamento il 11 Dicembre 2018 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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