Concluso il 48° Congresso nazionale della SIN: Gianluigi Mancardi è il nuovo presidente

Inserito il 25 Ott 2017
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Gianluigi Mancardi, direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova è il nuovo presidente della Società Italiana di Neurologia. La proclamazione è avvenuta al termine dei lavori del 48° congresso nazionale SIN. Mancardi succede a Leandro Provinciali, direttore della Clinica Neurologica e del Dipartimento di Scienze Neurologiche degli Ospedali Riuniti di Ancona.

“Voglio ringraziare i miei predecessori per il grande ed importante lavoro svolto fino ad oggi – ha dichiarato Mancardi – È anche grazie al loro contributo se oggi la Società Italiana di Neurologia ha raggiunto importanti obiettivi e tagliato traguardi di grande valore e prestigio: non ultimo quello dell’assegnazione alla SIN del Congresso Mondiale di Neurologia 2021, che si terrà negli spazi della Nuvola di Fuksas del Roma Convention Center”.

Il 48° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia  dal 14 al 17 ottobre ha riunito oltre 2000 neurologi alla Mostra d’Oltremare di Napoli. Un’occasione di confronto e aggiornamento sulle novità della ricerca, sui progressi terapeutici e diagnostici e sulle nuove tendenze del management per tutte le più importanti patologie di interesse neurologico: dall’emicrania alla sclerosi multipla, demenza senile, stroke, malattie rare.

Nella conferenza stampa di chiusura alcuni dei protagonisti del  congresso hanno tracciato un quadro dei più importanti temi trattati nel corso dei lavori.

 

Innovazioni terapeutiche per l’emicrania
Gioacchino Tedeschi, Presidente del 48° Congresso Nazionale SIN e Direttore I Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia A.O.U Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli ha parlato di buone notizie per i cinque milioni di italiani che soffrono di emicrania, patologia inserita dall’OMS, nella sua forma cronica, al 6° posto tra le cause di disabilità.
Da oggi tutti coloro che sono impegnati nella cura delle cefalee possono infatti contare su un innovativo approccio terapeutico, che prevede l’utilizzo di anticorpi sviluppati artificialmente e diretti contro una particolare molecola, nota come CGRP, oppure verso il suo recettore. Questa molecola, quando “prodotta in eccesso” nei neuroni del sistema trigemino-vascolare (responsabile dell’attacco emicranico) può provocare un’infiammazione che svolge un ruolo fondamentale nella genesi del mal di testa. Si tratta comunque di nuovi farmaci ancora in via di sviluppo e non è ancora possibile conoscere il loro effettivo utilizzo nella pratica clinica e se rappresenteranno una terapia di prima linea o una terapia di fase avanzata per quelle forme di cefalea refrattarie ai più comuni trattamenti quali l’emicrania cronica, l’emicrania episodica farmaco resistente e la cefalea a grappolo. L’emicrania si presenta come un dolore acuto e pulsante, della durata di ore o giorni, talvolta accompagnato da nausea, vomito, fastidio per la luce e i suoni. Il mal di testa non è però uguale per tutti, sia in termini di durata che di intensità, frequenza, sede del dolore, associazione ad altri sintomi, modalità di insorgenza e disabilità. Il primo approccio terapeutico all’emicrania è il trattamento sintomatico dell’attacco acuto, ma in presenza di attacchi frequenti e invalidanti si deve ricorrere ad una terapia di prevenzione. Parlando di prevenzione, l’armamentario terapeutico si è di recente arricchito con la possibilità di utilizzare la tossina botulinica, nonché modalità innovative di neurostimolazione.

La legge Bianco-Gelli: la riforma della responsabilità medica e le linee guida
Leandro Provinciali, Presidente SIN e Direttore della Clinica Neurologica e del Dipartimento di Scienze Neurologiche degli Ospedali Riuniti di Ancona Il Congresso di Napoli ha citato la  Tavola Rotonda dal titolo “La riforma della responsabilità medica”, che si è soffermata sulla legge Bianco-Gelli. Relatore della Tavola Rotonda l’Onorevole Federico Gelli, autore del testo che, fra i suoi obiettivi, annovera quello di ridurre il contenzioso, civile e penale, avente ad oggetto la responsabilità medica, al tempo stesso garantendo un più efficace sistema risarcitorio nei confronti del paziente. La legge servirà a fare chiarezza sull’appropriatezza delle competenze attribuibili ad ogni disciplina attraverso l’identificazione delle linee-guida specifiche per ogni malattia. Sarà inoltre valorizzato il ruolo dei medici più competenti nelle diverse situazioni cliniche. La comunità neurologica si impegnerà a definire le modalità assistenziali più appropriate per ogni malattia del Sistema Nervoso al fine di fornire le migliori risposte in ogni setting di cura. Le nuove normative prevedono che le Società Scientifiche possano essere accreditate presso il Ministero della Salute se aggregano, come iscritti, almeno il 30% degli specialisti della disciplina di riferimento. Tale requisito è pienamente compatibile con le caratteristiche della Società Italiana di Neurologia, nell’ambito della quale i molteplici raggruppamenti di specialisti, riuniti in relazione alle competenze previlegiate, afferiscono alla SIN e ne condividono regolamento e finalità. Per rispondere adeguatamente alle complesse situazioni cliniche di quanti sono affetti da malattie del Sistema Nervoso, la SIN ha sviluppato iniziative di aggiornamento e supporto fra i propri specialisti iscritti per fornire le risposte in maniera competente e tempestiva.

Le nuove terapie per la Sclerosi Multipla
Gianluigi Mancardi, Presidente eletto SIN e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova ha parlato di sclerosi multipla (SM), una malattia iche in Italia interessa più di 100.000 pazienti, con una prevalenza di 150-200 casi ogni 100.000 persone. Esistono numerosi farmaci per la fase iniziale infiammatoria della SM, mentre abbiamo scarse risorse terapeutiche per la fase progressiva, che ha meccanismi fisiopatologici diversi, di tipo prevalentemente degenerativo. Negli ultimi anni, oltre alle terapie tradizionali di prima linea già disponibili da circa 20 anni, si sono aggiunti numerosi nuovi farmaci molto efficaci ma che presentano effetti collaterali e problemi di sicurezza. Nella terapia della malattia stanno per essere messe a disposizione ulteriori cure: dalla terapia con meccanismi di azione innovativi, alla terapia mirata a colpire i linfociti B, fino alla terapia immunosoppressiva ad ampio spettro già usata nelle malattie ematologiche. Anche la fase progressiva, specie se accompagnata da attività alla Risonanza Magnetica o da ricadute, sembra avere una finestra terapeutica.

 

Le terapie innovative nelle malattie rare
Antonio Federico, Direttore UOC Clinica Neurologica e Malattie Neurometaboliche, Università di Siena, Chairman Scientific Committee European Academy of Neurology. Delegato Internazionale della SIN ha parlato di terapie innovative nelle malattie neurologiche rare, un argomento trattato nel Congresso in un corso di aggiornamento sulla diagnostica e terapia delle malattie muscolari, in particolare le distrofinopatie e le miopatie metaboliche e in un workshop in cui si è discusso dell’interesse dell’Industria farmaceutica nella sperimentazione di farmaci orfani per le malattie rare oltre che in una sessione plenaria dedicata specificamente a tale argomento, dove sono stati riportati i risultati di terapie innovative in alcune malattie neurodegenerative come l’atrofia muscolare spinale, le distrofie muscolari, la corea di Huntington e la Sclerosi laterale amiotrofica. In quaesta sede sono stati analizzati analizzati i promettenti risultati della sperimentazione internazionale in corso nell’atrofia muscolare spinale. Si è discusso poi delle terapie innovative in studio nelle distrofie muscolari, attraverso strategie capaci di rimpiazzare il gene mutato, terapie cellulari per sostituire le cellule malate o strategie capaci di riparare il gene patologico, oltre a terapie farmacologiche rivolte alla compensazione per l’assenza di distrofina o capaci di migliorare le funzioni dei muscoli distrofici.

La gestione del paziente con ictus acuto
Elio Agostoni, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Direttore della SC Neurologia e Stroke Unit dell’Ospedale Niguarda Milano ha ricordato che il decreto 70 del Ministero definisce i criteri per classificare diversi livelli di cura per l’ictus. Recenti dati di letteratura consegnano ai clinici la migliore terapia per il paziente con ictus acuto, rappresentata dalla combinazione di trombolisi sistemica e procedure endovascolari con un incremento della complessità delle procedure che richiede il coinvolgimento di molti professionisti nel percorso dell’ictus acuto. Il modello organizzativo di rete viene promosso dal decreto 70, che suggerisce lo sviluppo di reti Hub e Spoke. Recenti esperienze internazionali testimoniano l’efficacia di questo modello organizzativo. Le reti vengono costruite sulla base dei tempi di percorrenza dei mezzi di soccorso su ruota che deve essere contenuto al di sotto dei 60 minuti. Al di sopra dei 60 minuti il mezzo di soccorso suggerito è l’elicottero per il trasporto del paziente dallo Spoke all’Hub. In questo caso l’ospedale Hub può essere anche diverso da quello identificato nella rete Hub e Spoke. La gestione del paziente con ictus acuto in Centri Clinici dedicati (Stroke Unit) ha determinato una riduzione di mortalità e disabilità quando comparata a centri non specializzati. Diventa necessario razionalizzare su territorio la distribuzione delle Stroke Unit, dove sono coinvolti neurologi vascolari, neurochirurghi, neurointervenzionisti, neuroradiologi, infermieri specializzati, anestesisti e riabilitatori.

Innovazioni nella gestione e nelle terapie della demenza
Paolo Maria Rossini, Professore Ordinario di Neurologia e Direttore dell’Istituto di Neurologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha ricordato che in Italia sono oltre 700.000 le persone a rischio elevato di sviluppare una qualche forma di demenza. Per contrastare questa gravissima emergenza, dall’inizio dell’anno è al lavoro un Tavolo di Esperti organizzato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e coordinato dal suo Direttore Generale Mario Melazzini. Formato da neurologi, geriatri, Istituzioni (Ministero della Salute, AIFA, Istituto Superiore di Sanità) ed Associazioni di Malati, il Tavolo ha predisposto una bozza di modello organizzativo che mira all’intercettazione precocissima delle forme “prodromiche” di Alzheimer. Il modello organizzativo vuole identificare il “marcatore” o l’insieme di “marcatori” con il miglior rapporto costi/benefici: questo si traduce nella prognosi più precisa possibile, nell’essere non-invasivi, nell’essere disponibili sul territorio nazionale e nell’avere un costo sostenibile per il Sistema Sanitario Nazionale. Sono in corso numerosi trials con farmaci sperimentali che, se efficaci, lo saranno esclusivamente se somministrati in questa fase “prodromica” di malattia. Poiché i costi dei trattamenti saranno elevati ed i rischi di effetti collaterali significativi, e poiché solo circa la metà dei soggetti a rischio si trova realmente in una fase “prodromica” (cioè svilupperà la malattia, mentre gli altri non la svilupperanno) si renderà necessario realizzare uno screening di massa.

A Napoli si è discusso anche di emergenza respiratoria nelle malattie muscolari, sclerosi laterale amiotrofica, malattia di Alzheimer, Parkinson, disturbi cognitivo-comportamentali, oltre a depressione nella pratica neurologica, neurologia pediatrica, neuro-oncologia, interferenti endocrini ed epilessia. Spazio inoltre al ruolo del neurologo, malattie cerebrovascolari, dolore, sonno, riabilitazione neurologica e neurotraumatologia, oltre a sessioni dedicate ad immigrati, rifugiati e neurologia, cefalee, malattie neuromuscolari, neurogenetica clinica, malattie degenerative, demenza e invecchiamento.

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